La manifestazione
«Era succube della mamma» Il ventiduenne resta libero
MASSA MARITTIMA. Gino Laurini non vive più in Maremma. Il figlio di Maria Grazia Guidoni è indagato per omicidio volontario premeditato, distruzione e occultamento di cadavere in concorso con la...
MASSA MARITTIMA. Gino Laurini non vive più in Maremma. Il figlio di Maria Grazia Guidoni è indagato per omicidio volontario premeditato, distruzione e occultamento di cadavere in concorso con la madre. La Procura di Piacenza aveva chiesto per il ragazzo gli arresti domiciliari ma il giudice del tribunale di Piacenza ha deciso di lasciarlo libero. Gino non avrebbe mai ucciso la nonna. Non avrebbe aiutato la madre a far sparire quel corpo. Non avrebbe partecipato a tutto quello che è successo se non fosse stato succube della donna.
Gino ora ha quasi 22 anni. Era giovanissimo tre anni fa, è giovane anche oggi. Ma aveva sempre vissuto all’ombra di quella madre alla quale era sottomesso. Il ragazzo, una volta arrivato in Maremma, aveva deciso di non stare insieme agli altri fratelli ma aveva trovato ospitalità a casa dell’ex compagno di Maria Grazia. Viveva con l’uomo a Follonica e gli dava una mano in azienda. Si dava da fare, Gino. Ed è proprio durante la convivenza con l’ex compagno di Maria Grazia, che i ricordi di quello che era successo tre anni prima hanno cominciato a riaffiorare poco a poco. Poi, quei flash sono stati sempre più frequenti, più dolorosi. «È per quello che ha deciso di rivolgersi ai carabinieri - dice l’ avvocato Sandro Nunzi, che insieme a Sergio Nunzi, difende il giovane - Aveva cominciato ad aprirsi con l’ex compagno della madre e alla fine ha deciso di raccontare tutto». Un ragazzo fragile, Gino. Che era andato con la famiglia a vivere a Pianure, un paese che non era il suo, dove non aveva amici. Timido, schivo. Maria Grazia, sua madre, aveva aspettato che gli altri figli non fossero in casa quando ha ucciso Giuseppina. C’era solo Gino: era l’unico, secondo lei, che non l’avrebbe tradita. Il senso di colpa, l’orrore. A un certo punto, il ragazzo non ce l’ha più fatta a portarsi dentro un peso del genere e ha deciso di raccontare tutto. Alla caserma dei carabinieri di Follonica Gino si è presentato di sera, accompagnato dall’uomo che lo avevo accolto in casa sua.
Dopo questa vicenda, il ragazzo non è rimasto a Follonica. Suo padre, che vive in Abruzzo, è venuto a prenderlo e lo ha portato a casa sua. Ci vorrà tempo, ora, per sanare quelle ferite. Gino era stato rassicurato più volte da sua madre: la donna gli aveva detto che se tutta quella vicenda fosse venuta fuori, si sarebbe presa tutta la colpa lei. Non lo ha fatto nemmeno ieri davanti al giudice per le indagini preliminari.
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