Italia
Arriva il terzo incomodo alle primarie: è il socialista Francesco Giorgi
Colpo di scena nel centrosinistra. Mentre nel Pd si discute su tutto, Borghi e Mascagni si stringono la mano
GROSSETO. C’è un terzo candidato alle primarie del centrosinistra a Grosseto. E non è un nome di secondo piano. Il Psi ha scelto di mettere in pista il segretario provinciale Francesco Giorgi, che pochi mesi sfiorò (per una manciata di voti) l’elezione a consigliere regionale.
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Nella sera di giovedì 14 gennaio si è riunito il direttivo provinciale ed è emerso questo orientamento: presentare una propria, autonoma, candidatura, che è stata individuata nel segretario. Solo nel caso in cui la coalizione di centrosinistra, allargata alle liste civiche, riuscisse a esprimere una candidatura ufficiale di coalizione, effettivamente condivisa da tutti, il Psi sarebbe disponibile a valutare la non presentazione di una propria candidatura.
Intanto due giorni fa c’è stato uno strano incontro, nel quartiere di Gorarella. Quelle del centrosinistra dovranno essere primarie serene, senza colpi bassi, per dimostrare all’elettorato e alla città – dopo mesi di beghe e messaggi negativi – che nel Pd ci si può confrontare all’insegna del rispetto, trovarsi su fronti contrapposti, ma poi, dopo il 6 marzo, viaggiare uniti verso le elezioni amministrative di giugno. Mercoledì sera, per due ore, il vicesindaco Paolo Borghi e il consigliere comunale Lorenzo Mascagni (entrambi iscritti al Pd) si sono incontrati e chiariti, ospiti di un’amica comune, davanti a una tazza di caffè, in un appartamento di via Telamonio. Presenti un altro paio di persone, equidistanti.
Un incontro non ufficiale, lontano dai segretari e dai veleni che da mesi circolano nel partito, lontano da padrini e capibastone. Un incontro organizzato con l’unico scopo di promettersi aiuto nella fase 2, quella che seguirà le primarie. Borghi l’aveva già detto il giorno della presentazione delle firme, alla sezione Boschi, a Barbanella. Ieri lo ha ripetuto occhi negli occhi a Mascagni: “se Lorenzo Mascagni, di cui ho un ottimo giudizio, dovesse vincere le primarie, da uomo di partito (come mi sento e sono sempre stato) sarò al suo fianco, portando la dote di consenso che ci si attende”. Idem Mascagni, ma era scontato. L’avvocato ha sempre pescato fuori dal partito, non ha mai chiesto nulla e sa bene per quale ragione è stato cercato proprio adesso, forse nel momento più complicato nei 9 anni di vita del Pd grossetano.
Mascagni - è nella sua indole - non vuole guerre, non vuole essere identificato come il candidato di una parte, non si sente “foglia di fico” o “asso nella manica” di chi ha sprecato, giocandole male, tutte le carte che aveva in mano. Sa bene che sarà una corsa in salita, complicata e quindi ancora più entusiasmante, con l’appoggio della nomenklatura che potrebbe risultare una zavorra invece di una red bull. La sua speranza è catalizzare, ma soprattutto ri-avvicinare persone stanche di una politica fondata prevalentemente sull’esercizio del potere.
I due candidati si sono parlati a lungo. Dei punti di contatto e delle distanze. Borghi e Mascagni hanno consapevolezza che c’è un’area del Pd che resterà tiepida verso entrambi e per la quale una sconfitta del centrosinistra a giugno funzionerebbe quasi come un ricostituente. Sanno anche, i due candidati, che ci sono persone avvezze al bluff, che giocano sui due tavoli. La strategia dell’avvocato e del vicesindaco, da ora in avanti, sarà quella di tirare dritto, di tenersi lontano da polemiche e negatività. In conclusione si è dibattuto anche sugli avversari (Antonfrancesco Vivarelli Colonna, Giacomo Gori), sull’eventuale ballottaggio, su alleanze e desistenze. E poi le priorità per la città e per le frazioni. Idee non sempre coincidenti.
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