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«Qui il punto di riferimento dei soccorsi»

«Qui il punto di riferimento dei soccorsi»

Traghetti fermi per maltempo: a Porto S. Stefano la commemorazione delle trentadue vittime

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STEFANO. A guastare i piani ci si è messo il vento di ponente ma, come ha sottolineato il vescovo Giovanni Roncari, «non ha importanza il luogo, bensì la vicinanza religiosa».

Così la cerimonia di commemorazione della tragedia della Costa Concordia - avvenuta quattro anni fa durante la notte del 13 gennaio all’isola del Giglio - si è tenuta ieri mattina a Porto Santo Stefano. Dunque non sull’isola come da programma, dato che il mare agitato non ha permesso la partenza dei traghetti dal piazzale Candi: i partecipanti si sono spostati prima all’interno della chiesa di Santo Stefano Protomartire, dove il vescovo ha celebrato una messa in ricordo delle 32 vittime, per poi dirigersi nei locali della Capitaneria di Porto. Presenti alla cerimonia anche l’ammiraglio ispettore capo Vincenzo Melone, comandante generale del Corpo delle capitanerie di porto a Roma, il responsabile della protezione civile Fabrizio Curcio e il sindaco Arturo Cerulli, oltre alle forze dell’ordine che hanno partecipato ai soccorsi durante le operazioni di salvataggio e tutto il personale dell’ufficio circondariale marittimo di Porto Santo Stefano.

Assente invece, diversamente da come annunciato, il ministro all’ambiente Gian Luca Galletti. «A causa del tempo che non ha favorito la nostra andata al Giglio, abbiamo ripiegato su Porto Santo Stefano - racconta l’ammiraglio Melone - Aver celebrato questo momento qua ha comunque un senso, è un momento di preghiera in memoria di ciò che accadde quattro anni fa. Anche Porto Santo Stefano ha vissuto veramente tutta la vicenda, essendo stato un punto di riferimento proprio per tutta l’attività di soccorso e di assistenza. Considero dunque ugualmente importante essere stati qui, insieme a tutte le forze dell’ordine che collaborarono e parteciparono alla grande emergenza e alla grandissima operazione di soccorso che, ricordo, fu coordinata in maniera impeccabile dalla capitaneria di porto di Livorno. E’ stato un momento semplice ma importante».

Il monitoraggio è comunque sempre presente, adesso come allora. «Il termine inchino è un termine uscito in quell’occasione, ma non ha senso parlare di questo - aggiunge - C’è una navigazione che si può fare in vicinanza alla costa, ma non certamente sopra gli scogli, questa è la sostanza del problema. In ogni caso l’attenzione è sempre stata alta, anche durante quella vicenda. Allora era tanta come è tanta l’attività di controllo che facciamo oggi».

Durante quella notte parteciparono ai soccorsi anche unità che partirono direttamente da Porto Santo Stefano e operarono all’Isola del Giglio. Importante fu l’intervento dell’equipaggio composto dal primo maresciallo Francesco Di Somma, dal secondo capo Angelo Pinna (in quell’occasione anche sostituto del comandante della Guardia costiera dell’Isola del Giglio) e il sotto capo di seconda classe Andrea Campanelli, i quali salvarono tutte le persone che si stavano gettando in acqua (tra cui bambini e gente che non sapeva nuotare), recuperarono le zattere e le scialuppe piene di gente alla deriva (portandole in porto o sui traghetti che stavano in rada) e accolsero le persone dalla famosa biscaglina di poppa. «Siamo stati allertati come unità Sar Cp 803 - ricorda il comandante della vedetta Francesco Di Somma - e siamo partiti da Porto Santo Stefano intorno alla mezzanotte e mezza. Siamo arrivati al Giglio e abbiamo trovato una situazione che ovviamente non ci aspettavamo, con una nave capovolta in prossimità degli scogli di fronte al porto dell’Isola del Giglio. Non eravamo preparati di fronte ad un simile intervento, ma ci siamo adoperati al meglio per poter far scendere dalla nave tutte le persone che in quel momento si trovavano a bordo».

Andrea Capitani

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