Il Tirreno

Grosseto

Passano la notte in una gola Salvati tre escursionisti

di Giulia Sili
Passano la notte in una gola Salvati tre escursionisti

I ragazzi stavano facendo canyoning quando hanno perso l’attrezzatura Il racconto choc: «Faceva tanto freddo, il nostro amico ricoverato in ipotermia»

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GAVORRANO. Erano andati in Trentino per fare una vacanza all’insegna del canyoning, una pratica sportiva di gruppo che consiste nella discesa in strette e profonde gole, o forre, percorse da corsi d'acqua.

Nella tarda mattinata di martedì tre ragazzi di Gavorrano, che preferiscono non rivelare la loro identità per non preoccupare i parenti, erano partiti per fare il percorso nel Parco Torrente Grigno, località del comune di Castello Tesino in provincia di Trento. Un percorso che si sviluppa per tre chilometri all’interno della forra calcarea scavata da acque tumultuose, dove, per due terzi del tragitto non si riesce a cogliere un solo raggio di sole. Questa gola è nota anche con il nome di Apocalypse Now o bus (buco) del Diavolo.

«Eravamo alla fine del percorso – racconta uno dei tre ragazzi – avevamo fatto una bellissima escursione per le cascate del torrente Grigno, erano circa le 17.30 quando il nostro amico, che si trovava in ultima posizione con lo zaino e l’attrezzatura, ha avuto un problema, è stato catturato da un mulinello e per paura ha sganciato il moschettone. Questo però ha causato la perdita della sacca dove tenevamo tutta l’attrezzatura, comprese le torce, le coperte termiche e il telefono d’emergenza. Siamo rimasti bloccati in un punto a duecento metri dalla fine vicino ad una cascata alta venticinque metri. Non sapevamo come fare, eravamo terrorizzati, perché stava facendo buio e non avevamo nessun’altra fonte di luce, inoltre eravamo in acqua e stava cominciando a fare veramente molto freddo».

La maggior parte della forra è incassata nella parete rocciosa e le vie di fuga sono pressoché del tutto assenti o impraticabili senza attrezzatura. Fortunatamente il proprietario del bar di fronte al quale avevano parcheggiato la macchina, alle 21, non vedendoli tornare, ha pensato che i ragazzi avessero avuto qualche problema durante il percorso e così ha chiamato il Soccorso alpino che si è subito attivato per trovarli. I ragazzi erano già da sei ore fermi in acqua e stavano perdendo le speranze di essere salvati, «io e mio fratello avevamo molto freddo ma era il nostro amico che ci preoccupava di più, aveva le mani nere e stava davvero male – racconta – alle undici però abbiamo visto i soccorsi e non ci siamo persi d’animo, ci siamo fatti forza per resistere ancora un po’».

Il difficile salvataggio si è concluso solo a notte inoltrata e ha coinvolto più di cinquanta soccorritori tra Soccorso Alpino, vigili del fuoco, volontari, personale sanitario e carabinieri. I tre si sono salvati, solo uno di loro è stato trattenuto in ospedale per riprendersi dall’ipotermia, ma dovrebbe essere dimesso in giornata. «Siamo stati veramente fortunati, se fosse passata un’altra ora il nostro amico non sarebbe morto ma di sicuro avrebbe perso le mani e i piedi per il freddo» conclude il ragazzo.

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