Sicurezza
La rabbia dei marittimi «Il 3 febbraio in piazza»
PORTO SANTO STEFANO. «Anno 2017: fine della marineria italiana». Così i marittimi argentarini sintetizzano le novità che, dal prossimo anno, potrebbero riguardare tutto il settore nautico della...
PORTO SANTO STEFANO. «Anno 2017: fine della marineria italiana». Così i marittimi argentarini sintetizzano le novità che, dal prossimo anno, potrebbero riguardare tutto il settore nautico della Penisola.
E il promontorio, essendo terra di marinai, ne è direttamente interessato.
Il tutto nasce da alcuni decreti legge che, con grande probabilità, entreranno in vigore tra appena 12 mesi. La modifica più importante riguarderà la separazione della carriera del diportista da quello del mercantile. Chi avrà dei certificati validi per yacht e panfili non potrà imbarcarsi su traghetti e navi commerciali, e viceversa. Una cosa che non va giù ai marittimi santostefanesi, che martedì sera si sono riuniti per discutere dei cambiamenti futuri che andranno a toccare il loro settore. Il tutto al di fuori delle varie associazioni e società presenti sul territorio, ma come parte di una categoria che, in questo momento, si sente chiamata in causa. Proprio per questo, dunque, il 3 febbraio a Porto Santo Stefano, davanti ai traghetti sul piazzale Candi, si terrà una grande manifestazione, «nella speranza che questa diventi la miccia per un evento più importante ancora, da fare davanti al ministero a Roma. Un’intera categoria di lavoratori italiani - raccontano i marittimi argentarini - per una serie di leggi sbagliate e miopi sta subendo incredibili limitazioni alla propria possibilità di lavorare». Non saranno comunque presenti alla protesta solo i marittimi dell’Argentario, ma associazioni e lavoratori provenienti da tutta Italia, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione dei vertici nazionali per evitare che le leggi entrino in vigore. «Per sintetizzare - dicono - tra un po’ i marittimi italiani si troveranno a imbarcare su unità italiane con titoli inglesi, perché i titoli italiani sono praticamente impossibili da ottenere. Per fare diporto servono i mesi di navigazione, gli esami per i certificati di competenza (gli stessi del commerciale) ma questi titoli spesso non sono riconosciuti a livello internazionale. E se questo vale per chi già lavora, vale ancora di più per chi, ovvero i giovani, un lavoro e un futuro se lo dovranno costruire. Anche chi uscirà dagli istituti nautici dovrà faticare di più per la propria carriera nautica. Tutto questo è incredibile, così da oggi inizieremo a coinvolgere più persone e media possibili. Faremo passaparola, coinvolgeremo istituzioni, associazioni, imprenditori del settore, familiari e tutti quelli che sono interessati e capiscono che, se questa categoria affonda, affonda l’Argentario. I social network, i giornali e il territorio saranno messi al corrente dei nostri intenti e del nostro disagio. La pazienza è finita, ora o mai più».
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