La manifestazione
«Del Peep Pizzetti non pagherà nessuno»
Fronte pressoché compatto dei proprietari all’ultima riunione, restano divergenze sulle responsabilità: Comune o coop?
GROSSETO. Compatti – quasi tutti – nel non pagare; divisi su chi sia il responsabile del pasticcio, se il Comune o le cooperative costruttrici. I trecentotrentacinque proprietari di appartamenti al Peep Pizzetti chiamati dal Comune a pagare 4,6 milioni di euro per ripianare il debito con le proprietarie dell’area (cui il Comune aveva sottostimato il prezzo di esproprio del terreno) si sono ritrovati martedì sera con alcuni loro avvocati per decidere la strategia da adottare. Negli ultimi giorni di dicembre il Comune ha infatti inviato loro la richiesta di pagamento della prima di tre tranche di conguaglio, in media 18.000 euro a famiglia, da saldare fra due settimane.
Il fronte dei proprietari ha tre anime. Da una parte c’è il folto gruppo che fa capo all’avvocato Claudio Fiori, attivista del Movimento 5 stelle, e di cui fa parte anche il candidato pentastellato Alessandro Cusano, anche lui con casa al Peep Pizzetti. Quattro condomìni sono invece rappresentati dagli avvocati Alfredo Bragagni e Cecilia Dragotta, mentre sei famiglie si sono rivolte all’avvocata Sabrina Pollini.
Alla blindatissima riunione in via Tolomeo Faccendi – allontanati dall’aula Il Tirreno («era una riunione privata e se ci fossero state spaccature, cosa che poi non si è verificata, non avremmo voluto che emergessero al di fuori», spiega Fiori l’indomani) e la consigliera comunale Pd Stefania Laurenti, che si era presentata per proporre una strategia (vedi altro articolo) – hanno partecipato oltre cento persone.
Fiori e Bragagni hanno illustrato le ultime evoluzioni e risposto alle tante domande dei proprietari, che stanno vivendo nell’angoscia dei pagamenti e con la rabbia di chi si sente preso in giro. E hanno messo ai voti la strategia futura.
«Alla domanda “chi non vuol pagare” quasi tutti hanno alzato la mano», spiega l’avvocato Fiori. «Quelli più incerti sono coloro che nel contratto hanno avuta inserita la clausola del pagamento del conguaglio al 50 per cento con le cooperative», le quali, da sole, devono pagare circa 2,2 milioni di euro. «In generale possiamo dire che nessuno pagherà. Su questo si allineano anche i colleghi avvocati che seguono gli altri proprietari», dice Fiori.
Confermano, al telefono l’indomani, Bragagni e Pollini. E, mentre Bragagni si trincera dietro un «no comment» sulle future mosse («Esistono iniziative che rimangono secretate», spiega), Fiori e Pollini annunciano battaglia. Ma su fronti diversi. Per Fiori sul banco degli imputati dovrebbe sedere il Comune, che non avrebbe informato tempestivamente le cooperative (e di conseguenza i futuri acquirenti) né dell’esistenza della stima del valore dell’esproprio del terreno fatta dalla commissione provinciale espropri (16 milioni invece degli 8 previsti dal Comune), né del fatto che le proprietarie avevano fatto ricorso contro il Comune per avere addirittura 25 milioni di euro. Alla fine il giudice ha riconosciuto che il giusto valore dell’esproprio è 16 milioni, da qui i conguagli chiesti a coop e proprietari.
«L’alternativa, adesso, è rispondere a questa richiesta di pagamento oppure non fare nulla e aspettare», spiega Fiori. «Il Comune ha dato un’informazione reticente quando ha comunicato dell’esistenza del contenzioso. È venuto a mancare un principio fondamentale del diritto civile, quello della buona fede. Aspetteremo che il Comune ci faccia causa».
Quanto alle cooperative, gli uffici comunali nei giorni scorsi hanno reso pubblico il carteggio che prova che l’informazione dell’esistenza del ricorso era sì posteriore alla firma della convenzione con cui il Comune e le coop definivano la cessione del terreno espropriato, ma anteriore di mesi rispetto alle prime richieste di permessi a costruire. Insomma, le cooperative avrebbero avuto tutto il tempo per approfondire i termini del contenzioso e avvisare i futuri acquirenti.
E mentre la linea Fiori glissa sulle loro eventuali responsabilità («non sappiamo se erano in buona fede, se sapevano e quando hanno saputo: lo scopriremo in sede di contenzioso», dice), la strategia di Pollini è opposta. «Penso che abbiano colpa tutti quanti – spiega Pollini – e che, per quanto riguarda il Comune, ci sono tantissime questioni irrisolte. In sede civile penso che aspetteremo le mosse del Comune e poi ci difenderemo, mentre contro le cooperative valuterò l’ipotesi di una denuncia penale. Ovviamente la linea del non pagare è concorde, anche se ogni singolo condominio ha sue condizioni particolari da valutare».
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