Il Tirreno

Grosseto

Avvelenata e soffocata La figlia è in carcere

di Francesca Gori
Avvelenata e soffocata La figlia è in carcere

Maria Grazia Guidoni arrestata per l’omicidio della madre, Giuseppina Pierini Accusata da suo figlio, che indicò ai carabinieri dove trovare il corpo della nonna

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MASSA MARITTIMA. Aveva ossa minute, Giuseppina Pierini. Aveva ossa minute ma anche la fibra di chi è cresciuto in campagna, di chi ha vissuto a lungo in quel casolare dove i carabinieri hanno trovato i suoi resti il 12 novembre. Aveva la fibra di chi non vuole morire: di chi decide di resistere fino all’ultimo, fino a quando non le è stato possibile più respirare.

Ora, per la morte di Giuseppina Pierini, uccisa nel 2012 nell’appartamento di Pontenure, in provincia di Piacenza, e poi nascosta nel vecchio casolare di Massa Marittima dove aveva vissuto con il marito e i figli, è finita in carcere Maria Grazia Guidoni, 45 anni. La figlia di Giuseppina, che era stata accusata da suo figlio, che la sera dell’omicidio era nell’appartamento con la madre, la nonna e la bisnonna.

Dopo tre anni di silenzio il ragazzo, che è indagato per conocorso in omicidio con la madre, aveva deciso di parlare con i carabinieri di Follonica e raccontare tutto quello che aveva visto quella sera. Un racconto dell’orrore, quello fatto dal ragazzo, che ha 21 anni. È stato lui a portare i carabinieri al vecchio casale sulla strada della Marsiliana, dove c’erano i resti della donna, la cui scomparsa era stata denunciata tre anni fa dai familiari. Viveva a Pontenure, in provincia di Piacenza. L’avevano cercata ovunque, ma le sue tracce si fermavano a circa duecento metri dalla sua casa. Poi il buio. Alla Procura di Piacenza un fascicolo su questo caso c’era da tempo: ma sopra si era ormai depositata la polvere e circa mille giorni di distanza.

Giuseppina era scomparsa e la sua famiglia, cinque mesi fa, ha deciso di lasciare l'Emilia Romagna e quella pianura tutta uguale per tornare in Maremma, da dove era partita anni e anni fa.

Ora, a distanza di pochi mesi dalla scoperta dei resti di Giuseppina, dalle analisi del Dna e dalle indagini che da Grosseto si sono spostate a Piacenza, il puzzle è stato perfettamente ricomposto. Un puzzle che racconta l’orrore e la lucida follia.

Il figlio di Maria Grazia Guidoni ha fatto scorrere davanti agli occhi dei carabinieri di Follonica un film che i militari avrebbero fatto volentieri a meno di vedere, anche se solo nelle loro menti.

Giuseppina è morta dopo essere stata avvelenata, dopo essere stata soffocata con un sacchetto legato stretto intorno al collo della donna con del nastro adesivo. Giuseppina è morta in un modo atroce: volevano ucciderla facendole bere un mix di psicofarmaci. La sua bocca è rimasta chiusa a lungo, si è ribellata. Poi le è stato chiuso il naso, e tutto quel liquido avvelenato dai farmaci le è sceso nell’esofago, poi nello stomaco. Si è dimenata a lungo, ed è stata finita con quel sacchetto di nylon in testa. Lì non passava più aria. E Giuseppina è morta. Poi è stata sdraiata sul pavimento, avvolta in una coperta, caricata su un’auto che è partita da Piacenza di notte diretta in Maremma. È possibile percorrere quasi quattrocento chilometri con un cadavere nel bagagliaio dell'auto? È possibile tentare di non far riconoscere quella donna di 63 anni appena uccisa, prendendola a badilate sul volto e sfregiandola con l’acido?

Un racconto che sulle prime sembrava uscito dalla mente di un regista di film horror. E che è stato scandagliato fotogramma dopo fotogramma dalla Procura di Piacenza. Ieri il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Piacenza ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare e i carabinieri della compagnia di Follonica insieme ai colleghi del nucleo investigativo emiliano sono andati a Monterotondo Marittimo a prelevare la quarantacinquenne, che avrebbe ucciso sua madre al culmine di una lite per riscuotere la pensione dell’anziana. Giuseppina Pierini, stanca delle continue liti con la figlia, aveva deciso di toglierle la firma dal conto corrente postale impedendole così di disporre dei soldi che ogni mese venivano versati all’anziana.

I vicini dell’appartamento di via Bosi a Pianure, nel piacentino, avrebbero sentito urlare più volte le due donne. Liti continue al centro delle quali ci sarebbe sempre stata la pensione della sessantatreenne.

Maria Grazia Guidoni sapeva da tempo che i carabinieri sarebbero andati un giorno o l’altro a prenderla. Ieri, quando hanno suonato alla porta della casa di Monterotondo Marittimo, dove la quarantacinquenne aveva vissuto prima di trasferirsi a Piacenza, non ha battuto ciglio. Era quasi rassegnata al dover seguire i militari che sono arrivati con l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip ed è stata trasferita in un carcere emiliano.

Il fratello di Giuseppina, pochi giorni dopo la scoperta del corpo della madre si era rivolto a uno studio legale di Grosseto. Agli avvocati Riccardo Lottini e Luca Di Paola aveva espresso già alcuni dubbi nel momento della scomparsa da casa, tre anni fa, di sua madre. Giuseppina aveva tre figli, un maschio e due femmine. Una di loro, Maria Grazia, secondo le indagini della Procura di Piacenza avrebbe fatto quello che suo figlio ha raccontato ai carabinieri. Facendo scrivere, così, anche il suo nome nel registro degli indagati. Ma togliendosi un macigno dallo stomaco che difficilmente avrebbe potuto portare con sé per tutta la vita.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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