Gioco
13 gennaio, il giorno del ricordo Il Giglio si è fermato di nuovo
Gli ufficiali Di Marco e De Falco alla messa celebrata da don Lorenzo nella chiesa del porto Il sindaco Ortelli: «Possiamo dire di aver messo la parola fine a una vicenda ancora oggi incredibile»
ISOLA DEL GIGLIO. A quattro anni da quel terribile 13 gennaio 2012 il Giglio si è fermato per ricordare le vittime del naufragio della Costa Concordia che si adagiò nel mare gigliese dopo l'urto con uno scoglio.
Quattro anni dopo il Giglio ricorda ancora, non può dimenticare un avvenimento che ha segnato per sempre la vita dei familiari delle vittime, dei superstiti e degli stessi abitanti dell'isola che per il loro comportamento eroico hanno ricevuto anche una medaglia d'oro. Non si può e non di deve dimenticare. Per questo il sindaco dell'isola, Sergio Ortelli, durante la messa celebrata in suffragio delle vittime e in ricordo del naufragio, ha indicato quello del 13 gennaio come uno degli appuntamenti dell'isola del Giglio. Non è certo una festa ma è lo stesso un giorno da ricordare, per onorare chi non c'è più.
Le celebrazioni erano iniziate condizionate dal mare mosso che non ha permesso la partenza del traghetto che avrebbe dovuto portare al Giglio il ministro Galletti e le altre autorità fra cui il vescovo della diocesi di Sovana, Orbetello e Pitigliano, Giovanni Roncari, che avrebbe dovuto officiare la messa. Messa che ha celebrato invece, sulla terraferma, a Porto Santo Stefano. Il mare però ha poi deciso di dare tregua e ha permesso la partenza di un traghetto che ha portato sull'isola il comandante della capitaneria di Porto di Livorno, Vincenzo Di Marco, e il comandante Gregorio De Falco, protagonista della famosa telefonata con la quale il militare “invitava” il comandante della Concordia, Francesco Schettino, a tornare a bordo la notte del naufragio. La messa è stata celebrata nella chiesa dei Santi Lorenzo e Mamiliano al Porto, la stessa che quattro anni fa accolse centinaia di naufraghi infreddoliti e impauriti dopo il naufragio. Il pensiero di tutti non poteva che andare alle 32 vittime.
«Il nostro pensiero oggi - ha detto il parroco don Lorenzo Pasquotti che quella notte aprì le porte della chiesa - va alle vittime. Ricordiamoli tutti come nostri fratelli al di là delle religioni a cui appartenevano». Il ricordo è andato poi anche al sommozzatore morto e a tutti coloro che hanno perso la vita nelle operazioni collegate alla Concordia. A fare mostra di sé, nella chiesa gremita, una corona di fiori colorati e il gonfalone insignito con la medaglia d'oro al merito civile per i soccorsi prestati, il coro, le autorità militari che sono riuscite a raggiungere l'isola e tanti gigliesi che quella notte non esitarono a prestare il loro aiuto ai naufraghi. Il parroco ha ripercorso quella terribile notte e le ore a seguire. Per ricordare basta poi voltare gli occhi verso la teca che custodisce i salvagente di alcuni naufraghi, il crocifisso, il bambin Gesù e la statua della Madonna della cappella della Concordia.
L'isola del Giglio ha cercato, giorno dopo giorno, di voltare pagina e ricostruirsi una identità perduta. Ha cercato di tornare solo l'isola del Giglio e non l'isola dove era naufragata la nave. «A quattro anni di distanza – ha detto il sindaco – possiamo dire di avere scritto la parola 'fine'. Una conclusione rappresentata dalla risoluzione definitiva di una vicenda assurda a cui ancora oggi facciamo difficoltà a credere».
Le celebrazioni si sono concluse con una fiaccolata. Un triste anniversario ma anche un punto di partenza per un'isola che ha pagato un duro prezzo, protagonista incolpevole di una vicenda che rimarrà indelebile nella storia dell'isola e dell'intera nazione.
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