Il dolore
«Vorrei essere un candidato che unisce»
Mascagni non fa passi indietro ma precisa: «Di certo non sarò l’anti-Borghi, a me piace costruire e non distruggere»
GROSSETO. «Sto valutando, verificando se ci sono le condizioni per una candidatura che unisca». Poche parole, quelle di Lorenzo Mascagni, il cui nome è ormai in corsa, per il Partito democratico, per le primarie con cui si sceglierà il candidato del centrosinistra a sindaco di Grosseto.
A queste poche parole Mascagni si limita ad aggiungere un concetto che già aveva espresso nei giorni scorsi. «Non sarò l'anti-Borghi, sono per costruire e non mi piacciono gli “anti”». Di più, in questo momento, da Mascagni sembra impossibile avere: non fa passi indietro, dal momento che comunque una sua disponibilità di massima ad avviare il percorso che lo sta portando alle primarie c'è stata, ma neppure vuol fare fughe in avanti. La candidatura già in pista dell'altro democratico, il vicesindaco Paolo Borghi, non condivisa dai vertici del Pd, pare che resterà tale e dunque si profila una corsa a due, anche perché in casa socialista l'apparizione dell'ipotesi Mascagni ha riaperto la discussione sulla possibile candidatura di un esponente del Psi alle primarie.
Proprio domani il segretario Francesco Giorgi porterà la questione nella direzione del partito, quantomeno per mantenere «una porta aperta di fronte a una candidatura gradita alla città» e che non sia semplicemente una candidatura contro Borghi.
Proprio la condivisione più ampia possibile è la principale condizione che l'avvocato grossetano intende verificare prima di dire il suo sì definitivo. Con Mascagni ci sarebbero i grossetani del Pd che non vorrebbero vedere candidato sindaco il vicesindaco uscente Borghi, ma non solo loro. Lo stesso capogruppo del Pd in consiglio regionale, Leonardo Marras, chiarisce che sarebbe ben poca cosa se a fianco di Mascagni si schierassero solamente quelli che non vogliono Borghi. Quando si parla di una candidatura che unisca le varie anime del partito – evidentemente ad eccezione dell'area borghiana – si parla di una candidatura che, come Mascagni tiene a precisare, non è contro Borghi, ma per creare quell'alternativa, quel cambiamento che lo stesso sondaggio del Pd chiedeva, pur promuovendo l'operato dell'amministrazione uscente.
Ancora sembra nicchiare l'area laico-riformista che fa capo al presidente della commissione agricoltura della Camera, Luca Sani. Potrebbe arrivare proprio da Sani & C. il via libera definitivo alla candidatura di Lorenzo Mascagni alle primarie del 6 marzo. L'onorevole Sani non si sbilancia. Una scelta, lui e la sua area, la faranno, ma ancora l'Unione comunale non ha fatto una proposta. «Riconosco a chi guida il partito anche con i voti dell'area in cui mi riconosco – dice Sani – la capacità di fare delle scelte, poi valuteremo».
Insomma, la palla è nelle mani dell'Unione comunale la cui assemblea è convocata proprio per domani sera. Lo stesso segretario dell'unione comunale Saimo Biliotti non vuole intervenire prima di aver effettuato tutti i passaggi. La verità è che in questo momento non sono ancora state stabilite nemmeno le regole per le primarie fissate per il 6 di marzo. O meglio, le regole, quelle dell'attuale statuto, ci sono, ma si parla di modifiche, che sarebbero in corso.
Al momento le primarie sono, di fatto, obbligatorie: l'Unione comunale dovrebbe votare per non farle. Non c'è limite alle candidature, se non nel numero di firme da raccogliere, e non è previsto un candidato del partito, ma «certamente – dice Sani – una candidatura che fosse espressione del gruppo dirigente avrebbe un suo peso».
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