Attenzione
Valentina, in aula l’ultimo capitolo
Chiuso l’incidente probatorio sulla morte della 17enne romana avvenuta nel 2013. Adesso deve decidere la Procura
GROSSETO. Delusi. Massimiliano Col e Francesca Farchi lo lasciano capire chiaramente al termine dell’udienza che ha chiuso l’incidente probatorio sulla morte della loro Valentina, 17 anni, avvenuta all’ospedale di Orbetello nell’agosto 2013, a causa di un’embolia polmonare.
Delusi perché, dicono «non è stato considerato il lavoro della nostra consulente», la dottoressa Anna Rita Larici, del Gemelli, che li ha accompagnati ieri al Tribunale. «Non arriveremo mai a capo di questa vicenda - aggiunge Col scuotendo la testa - Gli infarti evidenziati suggerivano un’embolia. Serviva una Tac a contrasto che nei quattro giorni di ricovero non è mai stata effettuata».
Adesso, dicono ancora Francesca e Massimiliano, «è spuntata fuori una diagnosi infettiva, ma a noi genitori non era mai stata detta, in quei giorni». Col aggiunge che se avesse avuto anche solo un sospetto - non di morte ma anche di sola gravità - sarebbe corso con Valentina a Roma, l’avrebbe porata via dall’ospedale di Orbetello, avrebbe fatto di tutto per farla curare in modo diverso. Ripercorre con la mente il film di quei giorni, dal 21 al 25 agosto, stabilisce i nessi, ricorda i medicinali somministrati, sottolinea i ritardi. Si fa ancora domande. Al termine dell’udienza precedente, a ottobre, i genitori di Valentina erano apparsi moderatamente ottimisti, anche se erano a conoscenza dei limiti posti dalla Cassazione nel riconoscimento della responsabilità medica (la sentenza Franzese). Credevano che la convocazione della collaboratrice del dottor Marco Di Paolo - la radiologa Claudia Giaconi dell’Università di Pisa - avrebbe potuto segnare una svolta. Non si aspettavano che la dottoressa dicesse invece, in estrema sintesi: «Dopo le mie valutazioni, ho fatto vedere la Tac a dieci miei colleghi, due dei quali professori universitari. Nessuno di loro ha riconosciuto i sintomi di un’embolia polmonare».
I difensori dei nove sanitari indagati per omicidio colposo - erano presenti gli avvocati Luciano Giorgi, Carlo Valle e Bruno Leporatti - non si sbilanciano all’esito dell’udienza. Giorgi si limita a dire: «La dottoressa Giaconi ha esaurientemente chiarito la fondatezza delle argomentazioni scientifiche e peritali del dottor Di Paolo», specialista di patologia chirurgica dell’Università di Pisa. Di Paolo, esaminando anche la relazione ministeriale, doveva rispondere ai quesiti sulla presunta sottostimazione del rischio trombotico, sulle presunte carenze nella compilazione della relativa scheda, sul dosaggio dell'eparina e sulla somministrazione di un fibronolitico. Le sue conclusioni a proposito del nesso causale, svolte nell’udienza precedente, non erano state diverse da quelle del professor Vittorio Fineschi, che aveva svolto la consulenza per conto della Procura, e che ieri era presente in aula. Sulla base della consulenza Fineschi, il pm aveva chiesto l’archiviazione e la famiglia di Valentina si era opposta. E poi aveva chiesto attraverso l’avvocato dello studio Fabio Anselmo di ascoltare anche la radiologa di cui Di Paolo si era avvalsa nello svolgimento dell’incarico.
Gli esperti hanno ribadito che vi erano state delle carenze nel comportamento, ma non hanno potuto concludere sull’esistenza del nesso causale, indispensabile per stabilire una colpa medica. Francesca e Massimiliano, incaricando la dottoressa Larici, avevano invece portato in aula della letteratura scientifica in materia, fatta tradurre da un perito giurato, tale da corroborare la tesi secondo la quale già le prime immagini radiologiche avevano fornivato tutti i segnali che avrebbero permesso di stilare una prognosi di embolia. Questione di tempi, questione di riconoscibilità del male; questione di vita o di morte. Recita un passaggio della relazione degli ispettori ministeriali, Alessandro Ghirardini e Angela De Feo, che il 30 agosto 2013 furono inviati al San Giovanni di Dio di Orbetello: «Appare incomprensibile la sottovalutazione del dato relativo alla persistente tachicardia... soprattutto trattandosi di donna giovane, che svolgeva attività sportiva, con temperatura corporea di 37,5º. Si tratta di elementi semeiologici che avrebbero dovuto indurre ad allargare il ragionamento clinico, utilizzando criteri diagnostici inclusivi e non esclusivi».
Delusi, Francesca e Massimiliano, ma non rassegnati. «Speriamo che il pubblico ministero legga attentamente tutto il materiale prodotto, compreso anche questo articolo scientifico importante per tutti i radiologi», dicono i genitori di Valentina.
Adesso il fascicolo torna sulla scrivania del sostituto procuratore Maria Navarro, che dovrà decidere se chiedere di nuovo l’archiviazione (prima di lei lo aveva fatto la precedente titolare dell’inchiesta, Laura D’Amelio) oppure se procedere a una richiesta di rinvio a giudizio. Settimane di attesa per i genitori di Valentina. Come anche per i medici indagati.
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