Il Tirreno

Grosseto

«Le cooperative sapevano già mesi prima dei rogiti»

di Francesca Ferri
«Le cooperative sapevano già mesi prima dei rogiti»

Il dirigente De Bianchi solleva il Comune dalle accuse di costruttori e famiglie E sui pagamenti tende una mano: «Slittare a febbraio non sarà un problema»

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GROSSETO. L’edilizia ha i suoi tempi tecnici, anche quella economica e popolare. E una casa non si può vendere se non c’è nemmeno uno straccio di pratica edilizia. In quest’ovvietà c’è un particolare che fino ad oggi è sfuggito nella vicenda del Peep Pizzetti e nel rimpallo di responsabilità tra Comune e cooperative edilizie su chi sapeva e chi non sapeva – e se ha comunicato o non comunicato – che il valore dell’esproprio del terreno, fissato dal Comune in 8 milioni di euro, era stato sottostimato, esponendo i futuri acquirenti al rischio più che concreto di dover pagare un salatissimo conguaglio.

Molti proprietari sono intenzionati a non pagare un centesimo e soprattutto quelli del comitato rappresentato dall’avvocato e attivista del M5s Claudio Fiori incolpano il Comune per aver comunicato tardi sia la stima fatta dalla commissione provinciale espropri, che il 19 settembre 2008 valutava 16 milioni di euro l’esproprio del terreno, sia l’esistenza del contenzioso legale, con cui a fine luglio 2008 le proprietarie del terreno chiedevano addirittura 22 milioni di euro. Dall’altro lato puntano il dito sulle cooperative costruttrici (La Prima casa e l’Ati Cograe, Comit, Etrusca, L’Eclisse, La nuova Grosseto, L’Avvenire Cl’a, Serenissima), colpevoli ai loro occhi di non averli avvertiti in tempo. Le coop si sono sempre difese dicendo di non essere state informate dal Comune, che ha comunicato l’ammontare della stima della commissione provinciale dieci giorni dopo la stipula della convenzione, firmata il 29 settembre.

Le date in questa vicenda sono importanti, ma nella ricostruzione ne manca una, fondamentale. «Il Comune ha informato le cooperative dell’esistenza del contenzioso a ottobre 2008. Vuole sapere quanti contratti erano stati firmati a quell’epoca? Nessuno», spiega l’architetto Marco De Bianchi, dirigente del settore Gestione del territorio. «La prima richiesta di pratica edilizia risale al 12 marzo 2009 – prosegue – ed è la numero 09490 del lotto 1, costruito dal Cograe. Quindi cooperative e imprese, seppur tardivamente, sono state informate dell’esistenza del contenzioso».

In particolare la comunicazione, datata 9 ottobre 2008, è stata inviata al Consorzio Etruria, cooperativa capogruppo dell’Ati, e alla cooperativa La Prima casa, dal servizio Politiche della casa del settore Tributi e patrimonio il 22 ottobre, cinque mesi prima dell’arrivo in Comune della prima richiesta di pratica edilizia.

Ma è possibile che almeno i compromessi siano stati firmati senza avere in mano la pratica edilizia? In questo caso la sostanza, per valutare la responsabilità del Comune, non sembra cambiare: da lì ai primi rogiti il tempo per avvertire i proprietari che stava incombendo lo spettro di un maxiconguaglio c’è stato eccome. Ma non è tutto.

«Se fossi stato io una cooperativa, avessi firmato una convenzione con il Comune, avessi versato al Comune i soldi e poi avessi saputo dal Comune che le condizioni erano cambiate, avrei chiesto al Comune una verifica della convenzione – dice ancora De Bianchi – avrei chiesto di aggiornarne i termini. Avrei forse potuto anche rinunciare al Peep e chiedere indietro i soldi anticipati. E invece non c’è stata nessuna richiesta di questo tipo».

Non al Comune ma alle cooperative, secondo De Bianchi, i proprietari dovrebbero insomma chiedere conto. Ma non è stata l’unica comunicazione mancata. «Non c’è un solo contratto stipulato dopo il 15 febbraio 2013, data della sentenza della Corte d’appello che riconosceva alle proprietarie del terreno un’indennità di esproprio doppia a quella versata, che riporti questa sentenza. Si è continuato volutamente ad essere vaghi sperando, chissà, in un intervento divino», dice De Bianchi.

La precisazione serve a mettere i puntini sulle i dopo che l’ufficio è stato travolto dalle critiche per aver chiesto a stretto giro ai proprietari di pagare la prima tranche del conguaglio, in media 18.000 euro a famiglia. La richiesta è arrivata a fine 2015, il termine è il 31 gennaio. «Ci rendiamo conto che è un termine moto stretto – dice De Bianchi – ma non è stata una “cattiveria”. Anche noi dipendenti del Comune siamo cittadini. Ci sono delle ragioni contabili. Al momento del riconoscimento del debito fuori bilancio si doveva accertare subito anche l’entrata. Per questo sono partite le lettere con la richiesta di pagamenti. Addirittura la delibera consiliare del 16 novembre chiedeva che le famiglie pagassero entro il 30 novembre. Io ho ritenuto che il congruo termine fosse quello usuale, cioè 30 giorni dal ricevimento della richiesta: le lettere sono partite a fine 2015, il termine è stato fissato per fine gennaio 2016».

Per molte famiglie è comunque un salasso e al momento nessuno ha pagato. Ma all’ufficio Peep non sono in ambasce. «Se ci chiedono di pagare entro febbraio non ci sono problemi – spiega De Bianchi – Sono anch’io un padre di famiglia. Invieremo solo lettere di sollecito, ma non faremo nessuna azione legale. La nostra, per il momento, sarà una richiesta soft».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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