Sicurezza
Resiste allo sgombero del centro profughi La lotta di Lassana
È l’unico richiedente asilo rimasto al casale alle Venelle «Mi vogliono far firmare per perdere i miei diritti, non lo farò»
RIBOLLA. Nell’ex struttura di accoglienza alle Venelle, a Ribolla, dopo lo sgombero del 27 dicembre, è rimasto un solo richiedente asilo. Si chiama Lassana Konté, è malese. Qui ha trovato una casa vera, non un semplice centro di accoglienza. Addirittura chiama mamma e babbo i proprietari del casale, Lucio e Nadia Stoduto, che con i migranti – per un anno – hanno vissuto porta a porta. Adesso, però, l’associazione Partecipazione e Sviluppo di Bagni di Lucca sta mettendo alle strette Lassana e questa mattina, alle 10, il giovane profugo – affiancato da un avvocato – spiegherà ai giornalisti la situazione che si trova a vivere, suo malgrado.
L’antefatto. La struttura in località Le Venelle è stata aperta nel novembre 2014 e chiusa il 27 dicembre 2015, a seguito di una serie di visite ispettive i cui esiti – spiegano i proprietari – «non ci sono stati mai comunicati, né da parte delle autorità competenti, né da parte del soggetto gestore, che poi ha provveduto allo sgombero in modo repentino e senza alcun preavviso». Alla struttura di Stoduto, in una comunicazione del 26 dicembre, si contestavano problematiche relative all’assenza di certificazioni, «che invece – sono parole degli Stoduto – avevamo e sono state prodotte in tempi rapidissimi».
Lo sgombero. Quello che oggi vogliono sapere i proprietari e Lassana è se lo spostamento dei ragazzi africani necessitava o meno di autorizzazione da parte della Prefettura di Grosseto, che nei mesi precedenti - dopo l’espletamento di regolare procedura di gara - aveva inviato a Ribolla una ventina di richiedenti asilo; oppure se l’operazione di sgombero è stata decisa dall’associazione nella propria autonomia e comunicata alla Prefettura. Non solo. In occasione dello sgombero fu detto agli ospiti che in caso di non accettazione del trasferimento, avrebbero ricevuto la revoca delle misure di accoglienza, nonché la preclusione per il rinnovo dei documenti. Un avvertimento ripetuto più volte, alla presenza di diversi testimoni. Lassana, però, ha sempre pensato di essere vittima di un’ingiustizia e non si è fatto condizionare dal rischio di perdere il suo status.
Peraltro lo spostamento dei richiedenti asilo presenti a Ribolla, compiuto in fretta e furia dopo Natale, è stato vissuto da tutti come una forzatura. Oggi i 18 ospiti trasferiti si trovano in parte a Paganico e altri suddivisi tra Roccastrada e Castellaccia.
Le ragioni di Lassana.Nella struttura delle Venelle, dicevamo, è rimasto Lassana Konté, rifiutando lo spostamento e in attesa della revoca delle misure di accoglienza, cosa che all’oggi non si è ancora concretizzata. Il perché è presto detto. L’associazione Partecipazione e Sviluppo ha proposto al giovane malese la sottoscrizione di un documento, attraverso il quale - secondo lo stesso Lassana, che è affiancato da un legale - «si intende aggirare l’ostacolo, liberarsi di me e con me di una situazione imbarazzante, che potrebbe far emergere altre responsabilità».
Quella firma... Nel documento l’ospite dovrebbe dichiarare, in modo spontaneo e sotto la propria responsabilità, la rinuncia all’accoglienza da richiedente asilo, così da consentire all’associazione di effettuare le comunicazioni a Prefettura e Questura, liberandosi del problema e inducendo le autorità a disporre la revoca che diventerebbe non impugnabile perché è l’ospite che lo ha deciso. «Ovviamente – spiega Lassana – non lo farò».
Non firmando, infatti, l’eventuale emissione della revoca potrebbe essere impugnata in giudizio e contestata, con buone probabilità di successo, facendo emergere anche altre questioni rispetto alla gestione complessiva dei richiedenti asilo nel territorio.
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