Sicurezza
Negozi nei capannoni, spuntano i paletti
Per realizzare medie strutture sopra 500 metri quadrati si dovranno seguire le stesse clausole della grande distribuzione
GROSSETO. Con una sola mossa la variante al Regolamento urbanistico consentirà a chi ha un capannone di trasformarlo in negozio grande anche fino a 1500 metri quadrati. Ma, se da un lato cade l’ostacolo alle trasformazioni, dall’altro si alzano dei paletti. Chi intende compiere il passo, infatti, dovrà presentare al Comune uno studio sull’impatto che la nuova attività potrebbe avere nel quartiere, sul commercio di vicinato e sul traffico. Si prevede un incremento delle auto? Il commerciante dovrà accollarsi il costo per allargare la strada. Serve un parcheggio? Lo farà il commerciante di tasca propra. E, ad ogni modo, nei quartieri che il Comune riterrà saturi di negozi, le trasformazioni non saranno ammesse. Parola dell’assessore all’Urbanistica Giancarlo Tei. La variante al Ru ha cominciato nei giorni scorsi il percorso della Vas e nei piani di Tei dovrebbe essere approvata dal consiglio comunale entro le elezioni comunali di primavera.
Assessore, la variante tocca tanti ambiti. Tra le novità più discusse ci sono l’eliminazione del limite di 500 metri quadrati per le medie strutture di vendita e la possibilità per chi ha un capannone in area artigianale di convertirlo in negozio. I piccoli commercianti sono già sul piede di guerra.
«Ad oggi in tutti i tessuti cittadini, tranne che in quello produttivo, si possono fare medie strutture di vendita, cioè negozi vicinato. Nel tessuto produttivo, cioè le aree artigianali, fanno eccezione ristoranti, bar, tabaccherie… Chiedo: perché i ristoranti della città possono avere la concorrenza di un ristorante che apre in area artigianale e gli altri negozi no? E poi una riflessione: le aree produttive con la crisi sono state abbandonate, molti capannoni a Grosseto sono chiusi. E che ci fai nel capannone? Ci fai le case? A Grosseto c’è il 40% di invenduto per le case. E poi diventa un problema presidiare il territorio».
Il timore dei piccoli commercianti è di veder brulicare supernegozi un po’ ovunque.
«Per questa materia c’è una crepa giurisdizionale. La legge dice che la media struttura va da 350 a 1500 metri quadrati. Oltre i 1500 si parla di grandi strutture di vendita e spetta alla Regione dare le autorizzazioni. Anche se le medie strutture si aggregano e diventano grandi serve l’autorizzazione della Regione. Abbiamo tolto il limite di 500 metri quadrati. Ma mettiamo dei paletti».
Di che tipo?
«Chi vuole aprire una media struttura oltre i 500 metri quadrati dovrà presentare un progetto convenzionato che va approvato dal consiglio comunale e prevede il rispetto delle stesse clausole che la Regione chiede per la grande distribuzione: che non aumenti l’inquinamento, non aumenti il traffico, che se il traffico dovesse aumentare, la strada di accesso alla struttura la allarghi il negoziante, che il negozio non disturbi le attività già presenti di vicinato».
La vera novità è che queste trasformazioni si applicheranno anche dove oggi non possono esserci negozi, cioè aree artigianali, produttive.
«Il mio approccio non è vietare, ma consentire normando. Il salto di qualità è questo: non vietare ma normare. Il Comune, ad esempio, dovrà fare uno studio e individuare quali sono le aree sature di esercizi commerciali. Per farlo convocheremo le associazioni di categoria, tutti i soggetti coinvolti. E nelle zone che risultano sature non saranno permesse le trasformazioni».
Quindi anche in centro storico potranno esserci i “supernegozi”?
«Se trovano lo spazio sì. Voglio dire: la concorrenza non si può arginare. Quel che si può fare sono le politiche di sostegno ai negozi di vicinato che sono presidio storico. Abbiamo, ad esempio, quasi azzerato il contributo di sostenibilità ai negozi di vicinato, che resta alle medie e grandi distribuzioni. E ci possono essere altri tipi di sostegno. Si potrebbe pensare ad agevolazioni sulla sosta per chi va in centro a fare acquisti. Non è solo l’urbanistica a fare politica di governo del territorio».
Quando entreranno in vigore queste novità?
«Al momento siamo nella fase di Vas. Tutti i soggetti interessati (23 tra enti e aziende, tra cui la Regione) dovranno dare i loro contributi. Ci sono i tempi tecnici. A quel punto faremo una valutazione politica, produrremo la proposta vera e propria e la porteremo in giunta e poi in consiglio comunale. Tengo però a dire una cosa: non c’è nulla di preconfezionato, sono disponibile a discutere di tutto, ad ascoltare tutte le opinioni, anche della minoranza. Mi auguro di contare sul senso di responsabilità dei consiglieri».
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