Sicurezza
Per il Pd primarie a marzo. Con Borghi
Firenze indica la data e non mette il veto al vicesindaco. I vertici locali del partito indicheranno a breve il loro candidato
GROSSETO. Primarie di coalizione il 6 marzo. Regole chiare tra il 18 e il 22 gennaio. Raccolta delle firme subito dopo. Borghi in pista contro candidati alleati e un altro candidato del Pd, quello (quasi) unitario.
Il triplice appuntamento di ieri con il segretario regionale Dario Parrini (al mattino l’incontro con i segretari comunale e provinciale di Grosseto, Saimo Biliotti e Marco Simiani; nel pomeriggio segreteria e direzione regionale) ha prodotto i primi effetti. Grosseto, come gli altri 26 comuni in cui si voterà a giugno, andrà a primarie la prima domenica di marzo. Il motivo è presto detto: «Le primarie rappresentano lo strumento migliore per scegliere il più forte». Parole testuali di Parrini, le stesse usate dal segretario regionale alla fine dell’estate, quando per la prima volta Borghi fece un passo avanti.
Ieri a Firenze si è di deciso di non fermare la corsa del vicesindaco e rimandare la palla in Maremma, per l’individuazione del candidato. L’auspicio dei vertici resta sempre lo stesso: presentare un unico portabandiera del Pd nella contesa di coalizione, ma visto che il tempo stringe e non ci sono le condizioni per fare sintesi, i nomi alla fine saranno due. Da una parte il prescelto (in pole Lorenzo Mascagni) da Simiani, Biliotti, Marras e dagli altri big che non vogliono Borghi; dall’altra il vicesindaco.
Ma qualche casella ancora non è al suo posto. Mascagni, per esempio, aveva offerto disponibilità, è vero, ma solo in caso di unità e convergenze. Che al momento non esistono. Valentina Culicchi (possibile alternativa secondo Luca Sani) ha sempre detto “no, grazie”.
Proprio ieri intanto, i segretari del Pd (quello comunale e quello provinciale) hanno diffuso un documento dal titolo “Un patto civico fondato sulla fiducia”. Non è un comunicato stampa, ma una lunga riflessione politica su ciò che i Dem hanno fatto e stanno facendo in vista delle amministrative. Parole per addetti ai lavori.
«Vogliamo coinvolgere il maggior possibile di persone – scrivono Marco Simiani e Saimo Biliotti – in modo tale da fondare le scelte (compresa quella dei candidati) su partecipazione e pubblicità dei processi». Poi si fa il punto del lavoro svolto fino a oggi, fissando i confini politici entro i quali il Pd intende muoversi. Secondo Simiani e Biliotti è necessario «costruire risposte nuove, profondamente discontinue nei tempi e nei modi rispetto al recente passato». Non è chiaro però a cosa si fa riferimento.
Nelle righe successive Grosseto viene definita «un mondo che si trasforma rapidamente e impone nuove priorità e capacità, con persone che sappiano interpretarle». E si aggiunge: «Dobbiamo avere la forza di compiere cesure, discontinuità profonde, processi critici in taluni casi radicali, introdurre innovazione». Il riferimento alla discontinuità è quasi inevitabile leggerlo come un’apertura alla Sinistra che proprio oggi presenta il suo contenitore.
«Abbiamo già costruito la base della coalizione formata da forze democratiche e riformiste – proseguono poi Simiani e Biliotti - ma dobbiamo includere e attrarre altre energie, inserendo nel governo della città, senza pregiudizi, forze nuove e vitali». Anche qui non si dettaglia, non si fanno i nomi di civiche, comitati e gruppi da coinvolgere, ma c’è da immaginare che di nuovo ci si rivolga a Sabatini & compagni.
Simiani e Biliotti si fanno paladini della «buona politica come barriera contro gli eccessi di protagonismo personale a cui già stiamo assistendo e contro le incrostazioni ancora presenti».
Nel finale i toni si alzano. Per la situazione politica negativa che sta vivendo Grosseto le responsabilità, secondo i segretari, vanno cercate in un (testuale) «individualismo amorale e incivile, decisamente cinico ed egoistico». A chi ci si riferisca non è chiaro.
Infine arriva la ricetta, la soluzione. Che addirittura si allarga da Grosseto all’Italia: «Generare fiducia contro chi vorrebbe i voti in proporzione al disagio generato. Perché una società impaurita, confusa, che alza i muri, è più debole».
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