Il Tirreno

Grosseto

«Geotermia, minaccia alla biodiversità»

di Fiora Bonelli
«Geotermia, minaccia alla biodiversità»

Lorenzo Fazzi, presidente di Genomamiata, lancia l’allarme per Monte Labro. Domani assemblea pubblica a Monticello

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MONTICELLO AMIATA. Anche Genomamiata scende in campo contro la centrale Monte Labro.

In uno scenario che non promette nulla di buono Monticello Amiata si mobilita contro l’ipotesi di una centrale geotermica vicino alla riserva di Poggio all’Olmo, con un’assemblea pubblica fissata per domani e che si terrà a Monticello, alle 17, nel “teatrino” nella piazza della chiesa del paese vecchio. Al centro del dibattito promosso da Agorà Cittadinanza attiva, il permesso di ricerca “Monte Labro”, che dopo i recenti provvedimenti della Regione Toscana è stato sdoganato della Via nel primo step riguardante la perforazione per la ricerca del vapore.

Contro questa decisione sottoscritta dai tecnici regionali molti hanno preso posizione: istituzioni e gruppi.

Adesso, alla vigilia dell’iniziativa, si fa sentire anche la voce di Lorenzo Fazzi, presidente monticellese di Genomamiata, associazione che dagli anni Novanta segue e valorizza le biodiversità amiatine, con un lavoro che ha portato a iscrivere 47 varietà di fruttiferi dell’Amiata nel repertorio nazionale.

Genoma e geotermia sono incompatibili, dunque?

«La materia biodiversità è legge dal 1 dicembre, come venne a spiegarci Susanna Cenni proprio a Monticello tempo fa. La legge all’articolo 9 comma 4 tutela in primis i prodotti iscritti all’anagrafe nazionale e quelli col marchio. Dunque si suppone si debbano tutelare anche gli areali in cui sono presenti. Sono oltre cento le biodiversità da noi individuate, fra cui moltissime rinvenute proprio a Monte Labro, dove quella centrale dovrebbe sorgere. Ecco, ci pare che la scelta del luogo sia quanto meno inopportuna. Il ricchissimo ventaglio nella parte vegetale, dal castagno di ottocento anni a tutti quelli del campo dei patriarchi, alle viole etrusche uniche e rare, ai funghi e poi la parte animale, con la macchiaiola maremmana, l’asino amiatino, la pecora amiatina, il coniglio e il pollo dell’Amiata, quasi scomparsi, dovrebbe, come minimo, porre qualche interrogativo».

Ma il luogo scelto per la centrale non è dentro la riserva, dunque non vi sono vincoli...

«È vero, ma la perforazione è prevista a centro metri dalla riserva di Poggio all’Olmo, a centro metri dal castagno che ha otto secoli di vita e che credo sia molto preoccupato, a due passi dalla sorgente dell’acqua rugginosa ricca di ferro, dai ciliegi acquaroli, dai luoghi dove abita il tritone crestato. Ma perché chi decide non viene a vedere? Oltre tutto attorno alle riserve vi sono pure zone di rispetto. E la centrale sorgerebbe proprio in tale area».

Se non sbaglio la commissione ambiente aveva promesso di venire in Amiata a vedere.

«Lo aveva promesso in sede di audizione. Ma non si è visto nessuno. Chiedo: le istituzioni l’hanno sollecitata? E il capogruppo Leonardo Marras che ci aveva promesso interessamento, era a conoscenza di quel che facevano i tecnici regionali? Perché le istituzioni non sono intervenute prima di arrivare alla firma del decreto che stabiliva che non c’era bisogno di Via? Sorprende che il parere tecnico abbia prevalso sull’indirizzo politico. Possibile che i politici che ci avevano detto che avrebbero tenuto conto dell’ambiente si siano fatti surclassare dai tecnici? Se fossi un politico, poi, farei seri accertamenti sull’operazione che si va a fare. La centrale risponde all’interesse collettivo o è pura speculazione? Se riempie la pancia ai privati è speculazione. La situazione, insomma, è molto seria per noi. Questa centrale rischiamo di prendercela in carico Secondo me la questione non si sbroglia né in Regione né al Ministero ambiente. Bisogna arrivare in Europa per trovare un modo di stoppare l’operazione. Mi auguro che tutte le posizioni istituzionali e dei gruppi siano convergenti. Altrimenti rischiamo di perdere la partita».

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