Il Tirreno

Grosseto

omicidio colposo

A giudizio per la morte dei tre sub

A giudizio per la morte dei tre sub

Si apre oggi il processo per la tragedia del 2014 alle Formiche

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GROSSETO. Prima udienza - e prime schermaglie oggi - del processo per la morte dei tre sub umbri, avvenuta il 10 agosto 2014 nel corso di un’immersione nelle acque delle Formiche.

Cooperazione colposa in omicidio colposo plurimo il reato del quale sono stati chiamati a rispondere Andrea Montrone e Maurizio Agnaletti, rispettivamente amministratore di fatto e dipendente della Underwater Activity srl; a giudizio anche quest'ultima società, in relazione agli illeciti amministrativi. Quel giorno persero la vita i sub Fabio Giaimo, 57 anni, Gianluca Trevani, 35 anni, ed Enrico Cioli, 37 anni, e altri due (Marco Barbacci e Maurizio Ciocca) riportarono lesioni, tutti avvelenati in misure differenti dal monossido di carbonio entrato nelle 33 bombole utilizzate dal diving per le immersioni di quel giorno: per Giaimo 2.400 parti per milione, per Cioli 2.015, per Trevani 1.610 e per Ciocca 2.384. Gas entrato perché generato dai motori di scarico dei compressori, in particolare nella giornata del 9.

Oggi non si entrerà nel vivo se non per le questioni preliminari, cioè di verifica della regolarità degli atti, di costituzione di parte civile, di ammissione dei mezzi di prova. Sarà una questione giuridica ma anche tecnica, da combattere anche a colpi di perizie.

In sede di udienza preliminare, i difensori Riccardo Lottini e Massimiliano Arcioni avevano proposto un patteggiamento di 2 anni per i loro assistiti ma la Procura non aveva dato il consenso. E così la difesa aveva scelto la strada del dibattimento pubblico. Sempre in quella sede gli avvocati Spina, Di Fazio, Innamorati e Ciglioni - più Pletto per Ciocca - si erano costituiti parte civile e avevano chiesto di chiamare in causa la compagnia assicuratrice: richiesta non ammessa. Il gip aveva respinto la costituzione di parte civile nei confronti della società, rappresentata dall'avvocato Romano Lombardi: una sentenza del 2010 della Cassazione esclude chiaramente tale eventualità.

(p.s.)

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