Attenzione
Anche gli imprenditori chiedono una svolta
Fusione con Livorno, ecco la Camera di Commercio che vorrei
GROSSETO. Gli imprenditori hanno le idee chiare su cosa vogliono dalla costituenda super Camera di Commercio – caso unico in Toscana – che nasce dalla fusione dell’ente grossetano e di quello livornese, quasi anticipando i tempi di una Riforma che punta, in un’ottica di risparmio, alla riduzione delle Cdc dalle attuali 104 a livello Italia a 60. Chi in Maremma fa impresa vuole: poca politica, e mette al bando le beghe per la conquista delle poltrone; molti servizi, ma di quelli che alle aziende servono davvero; tutele, soprattutto sul fronte del reddito d’impresa. Insomma, l’unione dovrà garantire forza, che in economia significa crescita e chance di business, e non per una singola impresa ma per un sistema di imprese. E se il super presidente fosse maremmano, sarebbe meglio.
Al via. Il 30 dicembre 2015 è uscito l’avviso pubblico che segna l’avvio delle procedure per la costituzione del consiglio della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno (così si chiamerà). In esso entreranno i rappresentanti del mondo dell’impresa, del sindacato, dei cittadini-consumatori di entrambi i territori. Chi intende farsi avanti ha tempo fino all’8 febbraio 2016 per avanzare la propria candidatura. Oltre a costituire il nuovo consiglio, bisognerà pensare alle posizioni apicali: alla presidenza, per esempio, che – in teoria ( leggi servizio sotto) – potrebbe andare in palio a Livorno come a Grosseto. Intanto, a chi per statuto fa gli interessi dei piccoli e grandi imprenditori della Maremma abbiamo chiesto di tirar fuori i propri desiderata. Ecco gli auspici di Confindustria, per bocca di Mario Salvestroni; di Cna: parla Renzo Alessandri; di Confagricoltura e Coldiretti, per cui abbiamo sentito rispettivamente Antonfrancesco Vivarelli Colonna e Andrea Renna.
L’industria. Il presidente degli industriali è pragmatico: «Io vorrei una Camera di Commercio – dice Salvestroni – che dia servizi. A un’impresa serve il rating perché la banca le faccia credito? Bene: la Cdc può fornire il servizio di calcolo del rating a 100 euro, per esempio». Non fa una piega il ragionamento del numero uno della Confindustria grossetana che una fusione l’ha già fatta: quella con le assoindustria di Siena e Arezzo e sta lavorando per arrivare ad una sola, onnicomprensiva, Confindustria Toscana nel giro di due-tre anni. «Le Cdc – argomenta Salvestroni – rappresentano un costo per le aziende. Fino ad ora io ho avuto costi senza vantaggi. Ecco, vorrei un ente che dia servizi misurabili in termini economici». A Salvestroni chiediamo se sia auspicabile che la presidenza rimanga in Maremma. «Il concetto delle poltrone – risponde – mi sembra un po’ tramontato (anche il governo Renzi propone l’azzeramento dei Cda delle partecipate per sostituire ad essi l’amministratore unico). Vorrei lavorare con una Cdc in cui ci siano programmi e disponibilità ad aiutare davvero le imprese: se così non dovesse essere, sarà indifferente che al vertice ci sia un grossetano o un livornese».
L’impresa artigiana. Il direttore di Cna applaude alla fusione «purché gli elementi di debolezza di un territorio diventino i punti di forza dell’altro»; la speranza è che il matrimonio serva a chiudere il cerchio. Vediamo in che senso: «La Maremma – dettaglia Alessandri – è in Toscana il territorio con il più alto numero di posti barca: penso a Cala Galera, Porto Santo Stefano, il Puntone, Punta Ala, Talamone, Castiglione della Pescaia; a ciò aggiungiamo tutte le imprese che offrono servizi alla nautica; sul versante produzione, però, la tradizione della cantieristica in Provincia di Grosseto non c’è mai stata. Ecco, l’unione con Livorno deve farci superare questa contraddizione». E questo è un esempio. Presidente maremmano o labronico? «Dipendesse da me – risponde Alessandri – direi grossetano, anzi, direi Riccardo Breda, ma credo che si debbano lasciare da parte i campanilismi: almeno in questa fase, cerchiamo di volare alto».
Il settore agricolo. Il numero uno di Confagricoltura accoglie di buon grado l’operazione: «Corrisponde all’ottica – dice Vivarelli Colonna – che Confagricoltura ha sempre auspicato. Cosa vogliamo? Una significativa rappresentanza nella nuova Giunta, tenuto conto di quanto siamo preponderanti nel settore agricolo. E poi la messa al bando della politica: la nuova Cdc anziché accontentare questa e quella corrente dovrà soddisfare le esigenze della Casa delle Imprese». Anche Coldiretti si aspetta che la Maremma porti in dote al matrimonio coi livornesi la consistenza del suo settore agricolo. «Chiediamo – sottolinea Renna – che vengano valorizzati il sacrificio del lavoro nei campi e la qualità delle nostre produzioni che non sono il frutto di alchimie chimiche. Vogliamo salvaguardie e tutele per il reddito delle nostre imprese agricole».
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