Il Tirreno

Grosseto

Sorpresa, la vecchia Rama è in rosso per un milione

di Giovanna Mezzana

Tiemme l’ha mandata in pensione ma il debito della società è ancora lì Il sindaco Bonifazi: «Ormai è in liquidazione, non incide sulle casse pubbliche»

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GROSSETO. I vecchi peccati hanno le ombre lunghe, scriveva Agatha Christie in uno dei suoi più riusciti gialli. Ed è così che Rama, la vecchia azienda per il trasporto pubblico cittadino, “impegna” ancora la cosa pubblica con un debito da quasi un milione di euro, nonostante non faccia più una corsa da circa cinque anni (al suo posto c’è Tiemme spa). Parliamo di circa 934.000 euro di rosso per l’esercizio 2014; e, presumibilmente, il bilancio relativo al 2015 sarà di quella cifra aumentata di un po’ di interessi. Rama e il suo debito sono rispuntati fuori il 31 dicembre 2015 in una determinazione del settore finanze di Palazzo civico che ne detiene il 20,6%: essa figura, insieme ad altre società partecipate, nel piano di razionalizzazione con cui il Comune tenta di liberarsi di queste zavorre. Sorge spontanea una domanda: quanto futuro ci porterà via fare i conti con il passato? Quanto tempo dovremo aspettare ancora per mettere fine alla partita con queste municipalizzate ormai inutili? Persino quelle decotte e mandate al macero continuano a succhiarci sangue. E pensare che il Comune di Grosseto s’era mosso in anticipo per tagliare i rami secchi nel sottobosco delle partecipate: per vendere quote (nel caso in cui fossero interessanti sul mercato) o liquidare società sanguisuga prima delle norme da austerity di Monti e dei diktat di Renzi.

Otto società. Con la determinazione di fine anno il Comune conferma la volontà di dismettere le sue partecipazioni in alcune società. Otto, per la precisione. Coseca (la vecchia spa dei rifiuti); Far Maremma (per lo sviluppo del settore agricolo); Fidi Toscana spa (consorzio per la garanzia creditizia a favore delle imprese della Regione); Gergas spa (distribuzione gas); Grosseto Fiere; Grosseto Sviluppo (nata per incubare imprese); Marina di San Rocco spa (per la gestione del porto di Marina di Grosseto); e Rama, appunto.

Vendere. Con la determina di fine anno il Comune avvia le procedure per recedere da cinque società: per Fidi Toscana, Grosseto Sviluppo, Marina di San Rocco, Far Maremma si tratta di partecipazioni di poco conto, rispettivamente dello 0,003%, dello 0,45%, del 3% e del 4%; nel quinto caso, parliamo di Grosseto Fiere, la quota detenuta da dismettere è un po’ più alta: il 16,2%; nel caso in cui Palazzo civico riuscisse a piazzarla a qualche acquirente subentrante incasserebbe 555.688 euro (è il valore della quota in rapporto al patrimonio netto). Per guadagnarci dovrebbe replicare l’operazione che venne fatta con il 25,5% di Seam, la società che gestisce lo scalo aeroportuale civile del capoluogo maremmano, venduto ai russi per 820.000 euro. Non male.

Liquidare. Rimangono Coseca (31,6%), Gergas (20%) e Rama (20,6%). Che si fa? Coseca è già in liquidazione. Per Gergas il Comune rimanda l’eventuale vendita delle quote a dopo la gara d’ambito per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas: «per non disperdere valore – si legge nella determinazione – e creare danno erariale trattandosi di una società fortemente patrimonializzata». E Rama? Le quote di Rama non si possono vendere «per la loro poca appetibilità sul mercato» (si legge nella documento). Non se la “piglia” nessuno, per intenderci, E allora anche Rama sarà messa in liquidazione. «La società possiede un patrimonio – spiega il sindaco Emilio Bonifazi – e tale patrimonio sarà venduto per pareggiare il debito con le banche. La società di per sé perde perché ha solo spese, ma in effetti non produce perdite per il Comune».

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