Il Tirreno

Grosseto

IL SITO ARCHEOLOGICO

Sulle orme dell'uomo di Neanderthal A Cala dei Santi si tornerà a scavare

di Andrea Capitani
Cala dei Santi
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Cala dei Santi

Porto Ercole, a giugno si ricomincerà a lavorare nella grotta a sud dell’Argentario per cercare altre tracce dell'insediamento degli ominidi di 50.000 anni fa

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PORTO ERCOLE. Riprenderanno a giugno gli scavi alla grotta di Cala dei Santi. Prosegue il progetto di scavo del sito paleolitico situato all’interno dell’anfratto a sud dell’Argentario, in prossimità di punta dell’Avvoltore.

La grotta fu abitata in epoche molto antiche (tra 40.000 e 50.000 anni fa) dall’Uomo di Neanderthal, durante una fase climatica glaciale in cui il livello del mare era assai più basso, mentre davanti alla cavità si estendeva un’ampia pianura. Dal punto di vista scientifico, il sito riveste notevole importanza visto che conserva al suo interno, archiviati in un riempimento di più di 10 metri di spessore, i dati relativi non solo alla frequentazione umana preistorica, ma anche alle diverse fasi climatiche che si susseguirono sul territorio negli ultimi 100.000 anni e oltre.

Dal 2008 è in corso in questo sito un progetto di ricerca che impegna, oltre all’Università di Siena, l’Istituto Italiano di Paleontologia Umana e la soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, il comune di Monte Argentario, il corpo dei vigili del fuoco di Grosseto, l’ufficio circondariale marittimo di Porto Santo Stefano, l’accademia Mare Ambiente di Porto Santo Stefano e i diver di Monte Argentario. Al progetto scientifico collaborano i dipartimenti di Scienze della Terra delle Università di Firenze e di Pisa e, recentemente, si sono uniti l’Universidade de Sâo Paulo (2013) e il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia (2014). Il progetto è a cura di Adriana Moroni (Università di Siena) e di Fabio Parenti (Universidade de Sâo Paulo); e Margherita Freguglia (Università di Siena).

Il progetto di ricerca ha l’obiettivo di fornire un contributo alla ricostruzione dei modi di vita dei nostri predecessori e delle loro capacità di adattamento all’ambiente in un territorio, quello toscano, ancora poco conosciuto per ciò che riguarda le fasi del Paleolitico legate all’Uomo di Neanderthal. Le campagne di scavo del 2007-2014 hanno messo a nudo i livelli contenenti i reperti antropici e organizzato le ricerche future nella grotta tramite prospezioni geo-radar. Le prossime operazioni dureranno meno di un mese e amplieranno la superficie di scavo per ottenere più dati e statisticamente più validi; dirigeranno le indagini in quelle aree della grotta dove più probabilmente potrebbero situarsi fossili umani. E in futuro ne potrebbe scaturire una serie di azioni di valorizzazione e divulgazione, come pubblicazioni, mostre ed eventi.

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