Il Tirreno

Grosseto

Sito chiuso ma i turisti entrano lo stesso

di Ivana Agostini
Sito chiuso ma i turisti entrano lo stesso

Nell’area archeologica di Cosa il 1º gennaio sono state violate le recinzioni. E intanto è polemica sugli orari del turismo culturale

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COSA. L’area archeologica è chiusa ma i turisti entrano ugualmente. È successo il primo gennaio alla città di Cosa, ad Ansedonia nel comune di Orbetello. A raccontare il fatto è Salvatore Condipodaro Marchetta, capogruppo di opposizione nell’amministrazione di Magliano in Toscana, che il primo giorno dell’anno aveva deciso di andare a fare una visita agli scavi di Cosa per mostrarli ai suoi amici stranieri che l’avevano accompagnato ed erano suoi ospiti. Questo, purtroppo, non è stato possibile perché tutti si sono trovati davanti un cancello sbarrato. «Sono stato con ospiti stranieri agli scavi di Cosa, racconta Condipodaro Marchetta - Al nostro arrivo c’erano già delle persone, prevalentemente straniere, svizzeri, inglesi e spagnoli».

Il gruppo era formato da circa 8 persone che come gli ospiti di Condipodaro erano davanti a un cancello ben chiuso con tanto di catena. «Trovarsi lì e non poter entrare ci ha lasciato molto delusi e stavamo andando via quando sono arrivati una quindicina di turisti italiani con dei cani e dei bambini». Condipodaro sottolinea che anche il gruppo di italiani è rimasto male dall’impossibilità di visitare l’area archeologica. «Una delusione – precisa – durata un battito di ciglia».

A fare da recinzione agli scavi una rete fissata al grande cancello di ingresso. I turisti italiani hanno ritenuto però opportuno non tenere in considerazione la chiusura festiva ed il cancello serrato e, alzando la rete dalla parte destra della recinzione, sono entrati dentro la città di Cosa. «Ormai erano arrivati lì e se ne sono infischiati del giorno di chiusura e sono entrati passando in un varco che si sono creati sotto la rete». Un modo di fare che non ha dato certo una buona immagine di noi italiani al gruppo di stranieri presenti fuori dalla cancellata che, invece, se ne sono andati via rispettando la chiusura. «Una scena incredibile – dice Condipodaro – di cui ci siano vergognati».

La funzionaria della Soprintendenza, Maria Angela Turchetti, alla quale abbiamo riferito l’accaduto, ha ritenuto l’episodio gravissimo tanto che lo farà presente ai carabinieri. Condipodaro però oltre a condannare l’accaduto ha da recriminare anche sulla chiusura del museo e lo fa rivolgendosi direttamente a Dario Franceschini. «Se il ministro - sostiene - parla dei beni culturali come risorsa economica per il paese ma il turista che va a visitare un monumento o un museo si trova davanti ad ingressi sbarrati, o si è scordato di comunicarlo ai responsabili oppure - dice Condipodaro - pensa che la risorsa economica si genera nei giorni in cui non ci sono visitatori giorni ad esempio lavorativi». Secondo Condipodaro non ha senso chiudere un sito archeologico in un giorno di festa quando ci sono turisti in visita che potrebbero visitare gli scavi costituendo una risorsa economica. «Era una decisione del ministero – riferisce la Turchetti – non potevamo fare nulla».

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