Il Tirreno

Grosseto

LA CAMPAGNA

Contro la vulvodinìa a passo di danza

Giovanna Mezzana
Le allieve della scuola di ballo Bulli e Pupe di Grosseto durante la performance per il video
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Le allieve della scuola di ballo Bulli e Pupe di Grosseto durante la performance per il video

Grosseto, video di Bulli e Pupe sulla pagina Fb di una delle associazioni nazionali dedicate a chi ne soffre

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GROSSETO. La vulvodinìa si cura anche a passo di danza: e grazie a un gruppo di giovani e giovanissime grossetane. Sono le allieve della scuola di ballo Bulli e Pupe di Grosseto le ballerine protagoniste del video ufficiale che l’Associazione VulvodinìaPuntoInfo onlus fa girare sul web per sollecitare la conoscenza di questa patologia.

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La vulvodinìa provoca intenso dolore e bruciore ai genitali esterni tanto da rendere difficoltosa, nei casi più gravi, persino lo stare sedute o camminare, colpisce una donna su sette ma ancora sfugge alla diagnosi e soprattutto – questo è il fronte della battaglia – non è riconosciuta dal sistema sanitario nazionale come patologia.
Il video si basa sulle migliori performance dell’ultimo saggio della scuola, è stato caricato su You Tube e sulla pagina FaceBook dell’Associazione ed è “usato” anche per supportare la petizione #UnaFirmaPerLaVulvodinia lanciata dall’Associazione stessa.


L’idea del video è di una giovane grossetana: Claudia Bellini, 28 anni, allieva della scuola Bulli e Pupe; e la sua proposta ha incontrato subito il favore dell’insegnante di ballo Katia Remati.
«Con questo video – spiega Claudia, socia dell’Associazione ma anche medico specializzando in biochimica clinica – vogliamo divulgare la conoscenza della patologia e fare di tutto perché la vulvodinìa venga riconosciuta come malattia».


Essa colpisce il 16% delle donne fra 18 e 64 anni, spesso viene scambiata per i tipici disturbi femminili (Candida o cistite) o per disagio psicologico e non diagnosticata o diagnosticata con un ritardo medio di quattro anni. «Grazie anche al forum sul sito dell’Associazione dove sono raccontate le esperienze di molte donne – dice Claudia – abbiamo già fatto passi avanti sul fronte della riduzione dei tempi della diagnosi». E una diagnosi corretta significa una corretta terapia.

La battaglia di queste giovani continua: per stare a fianco a loro si può visitare il sito dell’Associazione http://www.vulvodiniapuntoinfo.com/ .

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