Il Tirreno

Grosseto

«Carezze proibite, l’imputato finge di non ricordare»

di Pierluigi Sposato

Romeno condannato a 4 anni per le violenze sulla figlia La compagna aveva ritrattato, con lui ha fatto un altro bimbo

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. «E' altamente probabile che l'imputato finga di non ricordare la violenza sulla figlia minore essendo un fatto particolarmente imbarazzante e riprovevole, anche dal punto di vista sociale».

Non fa sconti il giudice Marco Bilisari all'uomo di 44 anni di origine romena condannato alla fine di novembre per violenza sessuale nei confronti della figlia di 6 anni, per la tentata violenza sessuale nei confronti della cugina maggiorenne e per i maltrattamenti nei confronti di moglie e figli. Episodi avvenuti in città nel gennaio 2013. Quattro anni - l'unico "sconto" è quello di un terzo sulla condanna per la scelta del rito abbreviato - più tutte le conseguenti interdizioni e i divieti. Non solo è tutto provato, secondo il gup, ma non è ammissibile sostenere, come ha fatto il perito, che l'uomo abbia perso totalmente la capacità di intendere e di volere. E' vero che l'imputato soffre di un disturbo della personalità, ma è anche vero che questi ricorda tutti i fatti di quel giorno «fatta eccezione per quanto avvenuto nel letto assieme alla bambina». Il giudice ritiene che l'imputato finga, appunto, perché ricorda con esattezza il prelievo della bambina «dalla camera da letto dove vi erano gli altri bambini per portarsela nel proprio letto» e non tutto quello che era accaduto dopo. E tra l'altro, di fronte ai carabinieri che erano intervenuti perché chiamati dalla compagna che l'aveva sorpreso in camera, l'uomo si era difeso incolpando delle carezze proibite il fratellino della piccola.

Ci fu violenza sessuale anche se la moglie aveva ritrattato: dichiarazioni «frutto probabilmente di qualche pessimo consiglio», forse pronunciate per evitare all'uomo una condanna, nonostante i maltrattamenti e il tentativo di sottoporre a violenza sessuale la cugina: «La donna avrà pensato probabilmente che, per il bene della famiglia, sarebbe stato preferibile andare incontro a una sicura condanna per calunnia (magari con la condizionale) piuttosto che perdere il padre dei propri figli, in conseguenza della carcerazione e delle pene accessorie correlate all'inevitabile condanna per violenza sessuale». Anche perché quella donna aveva ricominciato a vedere il marito, quando questi era uscito dal carcere, e con lui aveva addirittura concepito un altro figlio, nato circa un anno fa.

E' vero anche che l'uomo, gran lavoratore durante la settimana, approfittava del fine settimana per ubriacarsi (e quel giorno era un sabato). Ma l'imputato era capace di «attivarsi in modo razionalmente concatenato»; aveva dimostrato «un atteggiamento logico»; aveva approfittato dell'assenza della compagna per cercare l'approccio con la cugina, raccomandandosi a quest'ultima di non dire nulla alla moglie; aveva approfittato della momentanea assenza delle due donne per agire sulla figlia e portarla nel suo letto. L'uomo aveva fatto un fioretto: non avrebbe più bevuto. Ma era andato in chiesa per scioglierlo: «segno che un margine di scelta lo aveva» e non era costretto da alcuna forza maggiore. C'è sicuramente dolo.

Provato anche il tentativo di violenza sessuale. E il particolare della seggiola in legno scagliata dall'uomo verso la cugina quando questa si era rifiutata è preso dal giudice a paradigma anche per dimostrare l'esistenza di comportamenti violenti in famiglia: ci sono le dichiarazioni della cugina che era rimasta per due settimane in quella casa, ci sono le testimonianze dei vicini, ci sono le parole di uno dei bimbi.

Il giudice dichiara di non poter concedere attenuanti per la gravità del reato commesso ai danni della figlia («oltre al palpeggiamento l'imputato cercò il proprio appagamento masturbandosi»). Adesso il difensore deciderà se proporre appello.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web