Il Tirreno

Grosseto

Monte Labro, la culla segreta delle coccinelle

di Fiora Bonelli
Coccinelle fotografate da Giorgio Bonelli
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Coccinelle fotografate da Giorgio Bonelli

Arcidosso: la roccia si tinge di rosso, milioni e milioni di insetti della fortuna sfidano qui l’inverno

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ARCIDOSSO. Monte Labro, il monte del profeta dell’Amiata, ma anche roccia riparo delle coccinelle. Si sapeva, ormai, che il magico monte di David Lazzaretti era nido di specie animali particolari: dal nibbio reale alla poiana, dal lupo alla volpe, dal daino al cinghiale. Ma che fosse luogo di letargo per milioni di coccinelle era ignoto ai più. Invece è proprio così.

Non lo sapeva nemmeno Giorgio Bonelli, presidente dell’associazione micologica del Monte Amiata. Ma è stato proprio lui a scoprirlo, cinque o sei anni or sono. Appassionato di specie selvatiche vegetali e animali, conoscitore del Monte Labro palmo a palmo perché lo frequenta in ogni stagione, alla ricerca di funghi, di fiori e di insalate di campo, Bonelli è tornato al Monte e ha replicato l’emozione di cinque anni fa. «La prima volta che vidi questo fenomeno – racconta – era il febbraio del 2010. Ero andato sul Monte, proprio alla torre, in gita con la famiglia, e mi accorsi che tutta la cima dove svetta il monumento costruito dal profeta, rosseggiava. Sulla pietra grigia comparivano striature rosse. Erano centinaia di striature che rigavano la pietra chiara di Monte Labro. Lì in mezzo, nelle lamine fra una pietra e l’altra, coccinelle che dormivano, strette le une alle altre. Quest’anno – continua – ad aprile, sono tornato sul monte e le ho riviste assiepate nelle piante di sedum, una pianta rara a bacche rosseggianti. Lì si mimetizzano e affrontano i rigori invernali. E anche pochi giorni or sono, il giorno di Santo Stefano, le ho trovate in letargo. Ogni fessura che circonda la torre ne è piena. Saranno milioni e milioni».

Uno spettacolo straordinario. «E forse perché questo dicembre è stato molto caldo, ce n’era qualcuna fuori dalle fessure, che impercettibilmente dava segni di vita. Nessuna, però, è sola. Sono a due o a tre, forse per scaldarsi l’una con l’altra o in certi casi, mi è parso, per accoppiarsi. Il tepore delle pietre battute dal sole le protegge. Ho esplorato tutta la punta della torre di David e col rimbalzo della luce, ho potuto vedere che tutte le fessure ne erano piene. Anche negli scalini che conducono lungo la spirale che avvolge Monte Labro. Loro, credo, che vadano in letargo verso ottobre, ai primi freddi, per uscire a primavera. A quel punto si accoppiano e poi suppongo che si lascino trasportare dal vento e migrino altrove. Non ho mai visto uno spettacolo così emozionante. La pietra lunare di Monte Labro che nasconde milioni di coccinelle è rossa della loro presenza. La vita, praticamente».

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Nella stagione fredda, dunque, questi insetti generalmente vanno in letargo, come raccontano gli entomologi, spiegando che gli insetti della fortuna per sopravvivere al freddo invernale si trovano un rifugio. Le coccinelle adulte si radunano in gruppi numerosi negli anfratti o in luoghi protetti dalle correnti d’aria per condividere il calore corporeo. Per scegliere il posto ci pensa un manipolo di coccinelle, le pioniere. Queste, trovato un sito adeguato, si stabiliscono nella zona e mandano un segnale di richiamo per le altre che giungono nel luogo scelto per trascorrere l’inverno. Solitamente prediligono luoghi d'aggregazione caldi e luminosi. Proprio come accade a Monte Labro che le ripara sotto le pietre battute dal sole e garantisce il vento che a primavera se le porta via.

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