Gioco
Geotermia nell’eden Dopo le polemiche la Regione rassicura
ARCIDOSSO. Mentre le coccinelle albergano al sicuro nelle fessure delle pietre del monte del profeta dell’Amiata, Monte Labro è al centro di politiche contraddittorie, sbilanciate e occhieggianti da...
ARCIDOSSO. Mentre le coccinelle albergano al sicuro nelle fessure delle pietre del monte del profeta dell’Amiata, Monte Labro è al centro di politiche contraddittorie, sbilanciate e occhieggianti da un lato verso lo sfruttamento geotermico del sottosuolo e dall’altro, invece, verso l’idea che il monte sia luogo di delizie per gli ambientalisti e i cultori di paesaggi incontaminati ed emozionanti.
Dalla cima del monte l’occhio arriva fino al mare e si perde nel verde brillante dei pascoli della montagna di David e nelle pietre grigie su cui è costruita la torre. Una montagna che è una sorta di eden per i naturalisti, alla ricerca di viole etrusche, quelle che crescono solo su questo monte così singolare, oppure a scovare le orchidee selvatiche o l’erba carlina che curò, si dice, Carlo Magno e il suo esercito dalla peste.
Accanto al monte, il parco faunistico con le eccellenze dell’asino sorcino crociato, il nibbio reale e anche se non tipico di questo monte, il lupo appenninico.
Davanti al monte del Messia dell’Amiata sorge Merigar, la piccola Tibet. Per tutte le peculiarità di questo monte, il comune di Arcidosso ha lanciato recentemente l’idea di proporlo all’Unesco come patrimonio dell’umanità.
Ma nemmeno questo è bastato a tenere questo lembo di paradiso lontano dalle mire di sfruttamento geotermico, con una centrale a media entalpia.
I tecnici della Regione Toscana, infatti, con un recentissimo decreto dirigenziale hanno concesso che il progetto sperimentale di ricerca geotermica Monte Labro, proposto dalla società Renewem contro cui si sono battuti con forza comuni e Unione amiatina, può fare a meno della Valutazione di impatto ambientale. Se nulla cambierà, dunque, potrebbe essere realizzata a breve la postazione di perforazione del pozzo esplorativo e avviata l’esecuzione delle prove di produzione; una perforazione invasiva, perché il pozzo avrà un profondità di quattro chilometri e mezzo.
A nulla è valsa l’alzata di scudi di istituzioni e comitati. E si teme che l’industria geotermica avrà la meglio sulle particolarità ambientali e paesaggistiche del Monte, il suo valore storico e le sue risorse naturalistiche.
I Comuni chiedono uno stop, considerando che ai piedi del monte, a brevissima distanza, già sorgono le centrali ad alta entalpia di Bagnore 3 e Bagnore 4. E la polemica infuria.
Ieri però, proprio in risposta alle dure prese di posizione espresse dalle istituzioni locali, dalla stessa Regione è arrivata una precisazione che apre spiragli di speranza nel fronte di chi la geotermia quassù non ce la vuole.
«Se è vero che con il recente decreto numero 6183 del 17 dicembre 2015 il progetto di perforazione è stato escluso dalla procedura di Via – scrive infatti la Regione in una nota – è anche vero che il decreto di esclusione dalla Via non autorizza la perforazione del pozzo esplorativo per il quale la Regione ha già in programma altri passaggi procedurali e una conferenza di servizi».
Insomma, prima che sul Monte Labro arrivino le trivelle passerà del tempo. E magari neppure arriveranno mai. (f.b.)
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