Il Tirreno

Grosseto

Una folla incantata dal presepe vivente

di Fiora Bonelli
Una folla incantata dal presepe vivente

Castel del Piano, riaperta anche la Taberna del Mim

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CASTEL DEL PIANO. È stato grandissimo il successo del presepe vivente organizzato a Castel del Piano per la notte del 28 dicembre. C’era davvero tanta gente, tra cui visitatori arrivati anche da lontano per immergersi in un’atmosfera unica nel suo genere. Il centro storico del borgo, coi suoi vicoli stretti e gli improvvisi slarghi e le piazzette, con le cantine scenograficamente colorite, si presta alla ricostruzione dei luoghi della nascita di Gesù.

Quest’anno il visitatore incontrava la capanna del Bambinello seguendo un percorso obbligato: illuminata a giorno, compariva dopo una serie di viuzze buie, rischiarate solo dal chiarore delle fiaccole.

Il percorso è stato pensato sulla base di un gioco di contrasto fra la povertà estrema dei mendicanti, dei lebbrosi, dei pastori e il fasto di altri ambienti: la reggia di Erode, il banchetto con la danza del ventre, pieno di vivande di ogni qualità e gusto; oppure il solenne ambiente del tempio, dove coi sacerdoti spiccavano i sacri testi delle grandi religioni (musulmani,ortodossi, buddisti, ebrei); o le sontuose logge dei censori che chiamavano al censimento visitatori e passanti con una tromba.

Scene vivacissime come quelle delle locande, dove era possibile gustare donzelle e mele fritte o polenta innaffiata di vino; colori sgargianti, ori e argenti per le ricamatrici e le donne del mercato, in contrasto con la sobrietà del falegname, del maniscalco, del caciaio. Si sentiva musica diffusa in ogni luogo e anche musica dal vivo, della corale Verdi. In giro per vicoli e piazzette, c’erano centurioni e poveri a chiedere l’elemosina, lebbrosi e pastori.

Dalle 21 in poi, come d’incanto, la macchina organizzativa ha preso il via tra tanta gente che ora dopo ora ha invaso le vie del centro storico e le decine di ambienti aperti ai visitatori. Tutti sono rimasti colpiti dalla straordinaria capacità dei figuranti di ricreare l’atmosfera raccontata dal mito e tramandata dalla tradizione: figuranti dentro gli ambienti e mescolati fra il pubblico, in uno scambio di ruoli continuo fra attori e spettatori.

Sono stati rappresentati tutti gli antichi mestieri, dall’intrecciatore di vimini al maniscalco, dalle tessitrici alle filatrici, dai falegnami ai ciabattini, alle ricamatrici, agli osti. E poi attività particolari: dal poeta alla pittrice, alla chiromante, ai giocatori di dadi.

Ovunque vedevi un assembramento di persone: dal censimento alla chiromante, dalle locande al lebbrosario, dal tempio al palazzo di Erode dove la danzatrice del ventre ha ballato per ore.

È stata riaperta, in questa fortunata edizione 2015, anche la Taberna del Mim, chiusa per qualche edizione: è un luogo particolare, anche per l’offerta della polenta gialla preparata dalle mani del mitico Ugo Quattrini – il Pampini – per una sera figurante a tutti gli effetti. Emilio, proprietario della cantina, dice che la sua è una taberna vinaria, come le tabernae romane specializzate nell’offerta del vino e di un pasto frugale. Il motto-nome della cantina è “mangiamo, beviamo, godiamo: dopo la morte non vi è più diletto alcuno”. Grande entusiasmo delle associazioni e grande soddisfazione dell’Amministrazione comunale per questo questa ventiquattresima edizione.

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