Sicurezza
Profughi via da Ribolla dopo l’ispezione dell’Asl
Secondo i tecnici la struttura presentava carenze igienico-sanitarie Il vicino Agriturismo Le Venelle: «Noi tutt’altra cosa, mai ospitato migranti»
ROCCASTRADA. «Sporcizia, umidità e muffe nerastre sulle pareti; intonaci in parte scrostati e cadenti, tinteggiature rovinate e sporche; impianti elettrici e di riscaldamento fatiscenti e rotti; arredi in buona parte vecchi, rotti e maltenuti; servizi igienici sporchi, maltenuti e con parte dei sanitari rotti e malfunzionanti».
Erano queste alcune delle carenze di carattere igienico-sanitario e strutturale rilevate dal Dipartimento della Prevenzione dell’Asl 9 di Grosseto nel corso di un’ispezione effettuata da quattro tecnici dell’azienda sanitaria il 6 ottobre scorso all’interno della struttura in località Venelle di Ribolla (Roccastrada), adibita dalla Prefettura a Centro accoglienza migranti.
Nell’occasione, compiuto il sopralluogo, l’Asl aveva subito prescritto al gestore del Centro (l’associazione Partecipazione e Sviluppo, con sede a Bagni di Lucca) di intervenire eliminando tutti i problemi entro trenta giorni.
Di queste prescrizioni nei giorni successivi è venuta a conoscenza anche la Prefettura, precisamente il 9 novembre durante un sopralluogo (con vigili del fuoco e tecnico dell’Asl) nella «struttura di accoglienza per richiedenti asilo cosiddetta “Le Venelle”, strada provinciale Collacchia, Comune di Roccastrada, frazione Ribolla». E proprio sulla base della nota del Dipartimento della Prevenzione la Prefettura ha chiesto al gestore la documentazione «attestante l'abilità e/o idoneità abitativa, comprendente la conformità di tutti gli impianti». Dopodiché, il 28 dicembre, tutti i migranti ospiti della struttura sono stati prelevati da un responsabile dell’associazione Partecipazione e Sviluppo e trasferiti, ovviamente in accordo e su disposizione della Prefettura, in altri centri di accoglienza, uno nel Gavorranese e l’altro a Paganico.
Da un paio di giorni, dunque, in località Venelle non ci sono più richiedenti asilo.
La struttura adibita a Centro di accoglienza temporaneo nel quale erano ospitati i 24 profughi (quattro unità abitative autonome) è di proprietà di Lucio Stoduto che _ come lui stesso ha raccontato al Tirreno _ con quei ragazzi in fuga aveva instaurato un rapporto affettivo profondo al punto di voler “adottare” (aiutandolo materialmente) uno di loro.
Nella medesima località di Venelle, tuttavia, si trova anche una struttura ricettiva, l’Agriturismo Le Venelle, di cui è titolare invece Candida Desiderio e che con l’accoglienza dei profughi mai ha avuto a che fare.
Ed è proprio la signora Desiderio a sottolinearlo: l’Agriturismo Le Venelle, scrive, «non ha mai, e ripeto mai, ospitato i profughi e mai è stato oggetto di “valutazione negativa” da parte della Prefettura di Grosseto». L’agriturismo della signora Candido lavora da sempre e solo con i turisti e il marchio Agriturismo Le Venelle è registrato. La struttura di accoglienza “cosiddetta Le Venelle” è dunque altra cosa. O forse è meglio dire “era”. Perché _ almeno per ora _ i profughi in località Venelle non ci sono più.
Emilio Guariglia
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