Sicurezza
Ventiquattro migranti trasferiti d’ufficio
Dopo proteste e ispezioni la struttura di Ribolla risulta inadeguata: bagagli sul pulmino, si va a Paganico e Gavorrano
RIBOLLA. Da un anno nell’agriturismo Le Venelle di Ribolla vivono ventiquattro richiedenti asilo ma da ieri quella struttura è vuota: alcuni ospiti, infatti, sono stati trasferiti in una nuova struttura ricettiva a Civitella Paganico, il Molino, altri invece alla Castellaccia a Gavorrano.
A decidere lo spostamento è stata l’associazione che gestisce le strutture di accoglienza del territorio: la onlus Partecipazione e sviluppo, presieduta da Alessandro Ghionzoli, da tempo in attrito con il referente sul territorio Luciano Fedeli, ha così rimarcato la rottura ventilata già da mesi.
Se a originare lo spostamento è l’inadeguatezza della struttura – divisa in tre poderi indipendenti che, da verbale della Prefettura, ancora non aveva prodotto la documentazione attestante la conformità degli impianti termici, elettrici e sanitari che da un precedente sopralluogo risultavano non adeguati – le parti in causa sono diverse e ognuna con la sua posizione.
Da un lato i veri protagonisti di questa storia, gli ospiti, che si sono visti trascinare via da una realtà nella quale vivevano da tempo, in un paese dove avevano cominciato a integrarsi e a lavorare, come Jom Alieu, calciatore del Ribolla, o Lassana Konte, che aveva trovato impiego nella vendemmia e nella raccolta delle olive. Ragazzi e uomini che oggi sono spaventati dal dover ricominciare tutto lontano da quel poco che avevano costruito, ma, come dice Abdou Karim, «le regole sono regole, noi siamo liberi di scegliere, non siamo costretti a partire, ma rimanere significherebbe rinunciare alle misure di accoglienza e per adesso non siamo tanto forti da poter contare esclusivamente sulle nostre forze, quindi dobbiamo spostarci; resterei, se potessi scegliere, perché qui mi sono trovato bene, ma non credo che andrò a star peggio, quello che mi preoccupa è il dover ricominciare tutto da capo, di nuovo».
Dall’altro lato gli operatori che lavorano nella struttura, in totale dieci persone con contratto a progetto e due volontari, i quali ad oggi non sanno cosa sarà del loro futuro lavorativo.
L’associazione Partecipazione e sviluppo (che secondo Luciano Fedeli starebbe «spostando ventiquattro persone dalla realtà di Ribolla, nella quale si trovavano bene, per contasti personali che esulano dalla qualità della struttura, compromettendo inoltre la posizione lavorativa degli operatori che dovrebbero essere invece contrattualizzati regolarmente») ha inviato da Lucca Matteo Tronchetti in qualità di delegato del presidente Ghionzoli per effettuare lo spostamento.
Spostamento non semplice, in quanto inizialmente gli ospiti della struttura al motto di «je reste ici» (io resto qui) sembravano non voler lasciare Le Venelle ma che, dopo una lunga riunione non priva di discussioni, si sono rassegnati a salire sul pulmino predisposto per l’operazione, senza neanche conoscere in quale struttura sarebbero effettivamente andati a finire.
«Tutti vorrebbero andare a Paganico dove la struttura è nuova» dice il delegato del presidente Ghionzoli. «Dove andrete sarà una sorpresa, lo vedrete quando scenderete dal pulmino», dice mentre parla con i migranti per organizzare i viaggi da fare nell’arco della giornata.
Ma se tra gli addetti ai lavori l’ipotesi dello spostamento era nota già da un po’ di tempo, il sindaco di Paganico, Alessandra Biondi, è rimasta stupita dalla velocità dell’operazione. «Sapevo che la struttura del Molino aveva dato la disponibilità all’accoglienza dei migranti – dice – ma non pensavo che l’arrivo sarebbe stato oggi. Me lo aspettavo per fine gennaio. Andrò il prima possibile ad accoglierli e cercherò di fare il possibile perché si integrino bene nel nostro paese».
«Lo spostamento è stato ordinato della Prefettura e non possiamo che accettare il fatto – dice il sindaco di Roccastrada Francesco Limatola – Prima di ogni interesse dobbiamo pensare al benessere dei migranti che ospitiamo. La struttura a quanto pare non era adeguata ed è giusto spostarli. Speriamo che il Molino sia un buon posto per loro».
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