Il Tirreno

Grosseto

VITTORIA DEL COMUNE

No alla trasformazione de “La Strega”

di Gabriele Baldanzi
Un tramonto mozzafiato da una delle celebri terrazze de La Strega del Mare (Foto Enzo Russo)
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Un tramonto mozzafiato da una delle celebri terrazze de La Strega del Mare (Foto Enzo Russo)

Un progetto per fare case al posto della mitica discoteca dell’Argentario, chiusa dal 2009: il Tar conferma, non si può

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PORTO SANTO STEFANO. La Macbeth srl, società proprietaria della ex discoteca La Strega del mare, quasi due anni fa, aveva presentato in municipio un’istanza per l’esecuzione di opere di ristrutturazione edilizia con demolizione e ricostruzione di volumi a uso residenziale sul fabbricato che fino al 2009 è stato forse il locale da ballo più esclusivo e famoso della Costa d’Argento. Ma il Comune di Monte Argentario, carte alla mano, sentita anche la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici delle province di Siena e Grosseto, aveva respinto la domanda.

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«Sull’edificio esiste una destinazione turistico-ricettiva – dettagliavano i tecnici del Comune – non può essere autorizzato un intervento per ristrutturazione a uso residenziale, poiché nella zona in questione non sono consentiti cambi di destinazione d’uso». A quel punto la Macbeth aveva impugnato il provvedimento di fronte al Tar della Toscana. Nei giorni scorsi la sentenza definitiva del Tribunale amministrativo regionale, che segna la fine (almeno in primo grado di giudizio) del contenzioso amministrativo e dà ragione al Comune di Monte Argentario.

L’antefatto. Pare impossibile, ma questa appendice giudiziaria affonda le radici alla metà degli anni Novanta. Dietro la Macbeth, infatti, ci sono i cosiddetti “crociati della quiete” (una famiglia di facoltosi turisti con villa nella spettacolare zona affacciata sul mare che circonda il locale), coloro che per vent’anni (non da soli, a dire il vero) hanno combattuto contro i gestori della discoteca La Strega. Sulla panoramica di Porto Santo Stefano si è svolta una battaglia a colpi di denunce e carte bollate. L’invivibilità notturna, a suo tempo, fu addirittura certificata da un fonometro.

«La discoteca – denunciavano i vicini nel 1995 – rende impossibile la nostra quiete notturna: decibel troppo alti. Andremo in tribunale». E così era stato. I proprietari delle ville limitrofe ottennero un paio di sentenze favorevoli, perfino un piccolo risarcimento, ma nel frattempo La Strega – rispettando scrupolosamente una nuova ordinanza e riportando le emissioni di rumore nei limiti previsti dalla legge – continuò la sua fortunata attività. Massimo Bernardi, il patron dell’epoca, per limitare i decibel, fece realizzare un nuovo impianto di diffusione della musica e fece costruire una recinzione di pannelli fonoassorbenti intorno alla zona del pianobar. Non solo. Accettò la collocazione di un limitatore acustico, tarato a norma di legge all’inizio di ogni stagione. Problema risolto? Macché...

Le luci. Dopo la protesta per la musica, i vicini spostarono il tiro sull’inquinamento luminoso, ma stavolta né le ordinanze cautelari né le sentenza entrarono nel merito. I fari laser, puntati per pochi secondi verso il cielo e non contro le ville, non furono mai presi in considerazione dal Tribunale. E neppure dal Comune di Monte Argentario. Il rapporto tra Bernardi (e poi Formicola) con le famiglie circostanti è rimasto complicato (per usare un eufemismo) fino alla chiusura definitiva del locale, nel 2009. Fu a quel punto che uno dei vicini, attraverso una società – la Macbeth, appunto – decise di togliere il vin dai fiaschi, acquistando l’immobile per evitare che, prima o poi, altri imprenditori tornassero a passare musica in quelle terrazze affacciate sulle cale mozzafiato del Promontorio.

Il finale. Chi sperava di eliminare La Strega in modo definitivo l’11 dicembre scorso è rimasto deluso. Il ricorso finalizzato a ottenere l’uso residenziale su quei metri quadri è stato respinto. Tutte le spese poste a carico della società ricorrente, la Macbeth. Per il momento il locale resta sigillato, invaso da polvere ed erbacce. Più avanti, se mai tornerà a vivere, avrà comunque una destinazione turistica. Lo hanno stabilito i giudici, lo garantisce il Comune.

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