Sicurezza
«La Caritas lì insegnerà la solidarietà»
Don Enzo Capitani spiega il progetto della sede alla Cittadella dello studente: «Paure infondate»
GROSSETO. Nei giorni scorsi il Comune di Grosseto ha dato il via libera alla realizzazione della nuova sede unica della Caritas diocesana nell’ex casa dello studente alla Cittadella. Il progetto ha ricevuto un finanziamento di 1,4 milioni dalla Regione Toscana destinati a ristrutturare l’edificio e a convertirlo alla nuova funzione.
La decisione ha sollevato polemiche e preoccupazione: alla Caritas, oltre a persone in difficoltà economiche, si rivolgono anche persone che vivono situazioni di disagio sociale che possono sfociare in azioni violente o semplicemente che contrastano con le regole della civile convivenza. Inserire la struttura all'interno della Cittadella dello studente, che ospita la maggior parte delle scuole superiori grossetani, a qualcuno non è piaciuto.
Il Comune, con il sindaco Emilio Bonifazi e l’assessora al Sociale Antonella Goretti, ha difeso la scelta, condivisa con la Diocesi, di realizzare la struttura caritatevole nell’ex casa dello studente, vedendovi un’opportunità di integrazione tra le due sfere, quella dei giovani studenti e quella delle persone bisognose. Ma la polemica non si è spenta e, anzi, sui social network i grossetani si interrogano sull’opportunità di questa scelta: la nuova Caritas in mezzo alle scuole creerà problemi di sicurezza per i ragazzi?
La parola a don Enzo Capitani, direttore della Caritas, che da una vita lavora al fianco di emarginati, poveri, persone in difficoltà, tossicodipendenti.
Don Enzo, la decisione di trasferire la Caritas alla ex mensa della Cittadella dello studente fa discutere. Come risponde alle polemiche?
«Innanzitutto vorrei che la ex casa dello studente diventasse la “cittadella della solidarietà” proprio in rispetto alla location in cui è inserita, quella delle scuole. Perché secondo me cosa più appropriata di trasferire la Caritas in questo posto non ci potrebbe essere: se cultura è trasmissione di valori, la presenza di una struttura di solidarietà non può che trasmettere la cultura della solidarietà».
Come pensate di riuscirci?
«Questo progetto ha anche uno scopo pedagogico. Vogliamo incontrare le scuole e vedere insieme quali sinergie si possono trasmettere nella solidarietà. Vogliamo invitare i giovani a fare solidarietà. I valori si trasmettono con la concretezza, non con le parole».
Può spiegarlo con un esempio concreto?
«Attueremo percorsi pedagogici con le scuole intorno. Chiedo: perché non proporre all’Agrario di far fare degli stage ai suoi studenti negli orti sociali? Perché non proporre all’Alberghiero di far fare stage ai suoi studenti alla mensa della Caritas, a contatto con i cuochi, o nelle sale. Perché non venirsi a preoccupare della mensa dei poveri? Sarà un cammino pedagogico».
Avete già preso contatti con le scuole?
«No, al momento nessun contatto con le scuole. Magari lo sentono dire ora».
Ieri il sindaco ha ipotizzato che alla Caritas potesse trovar posto anche una mensa per i ragazzi delle scuole.
«Tutto è fattibile, se c’è sinergia con le scuole».
Al momento dell’approvazione della convenzione tra Comune e Diocesi per la concessione dell’ex casa dello studente i gruppi di centrodestra in consiglio comunale hanno protestato, temendo che intorno alla Caritas si raccolgano persone violente o dedite allo spaccio. Non temete questa eventualità?
«Sono al corrente delle paure del centrodestra. Sono paure comprensibili ma sono solo paure: non hanno motivo di esistere. Io lavoro con i tossicodipendenti da trent’anni e lo dico con i fatti: la Caritas non è mai stato e non sarà mai luogo dove avviene lo spaccio. Si spaccia in altri posti, magari insospettabili».
E al di là dello spaccio?
«Forse le persone che sostano fuori danno fastidio. Per questo nella nuova sede avremo locali con laboratori di lingua, lettura e artigianato. Le persone staranno dentro».
Il progetto dettagliato per la nuova sede ancora non c’è. Può anticipare cosa avete intenzione di realizzarci?
«Ci sarà la mensa per i poveri, l’Emporio della solidarietà dove vanno a fare la spesa le famiglie bisognose, ci saranno spazi per la cooperativa Solidarietà e crescita, i locali con le docce, la distribuzione del vestiario e il centro medico».
Ci farete anche un dormitorio?
«No. Credo che tra Barbanella, il Cottolengo e la parrocchia dell’Addolorata al momento i posti letto ci sono. L’emergenza sempre più viva è semmai quella di nuclei familiari che sono sotto sfratto in mezzo alla strada. Per questo nei piani alti dell'ex casa dello studente vorremmo fare dei piccoli appartamenti per ospitare queste famiglie in emergenza».
Quando sarà pronta la nuova Caritas?
«Adesso la Provincia dovrà fare il bando per la progettazione dei lavori. Credo che se ne riparla a fine 2017».
Un’ultima domanda. Tra i vostri volontari ci sono ragazzi in età da scuola superiore, come quelli che saranno i vostri futuri “vicini”?
«Ragazzi delle superiori che fanno volontariato da noi ci sono. C'è una decina di persone che fanno il servizio civile. E poi c’è anche chi deve scontare la pena alternativa per guida in stato di ebbrezza. Sono circa 15, alcuni stanno con noi anche un anno. Però di loro non parla mai nessuno».
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