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Divieto di sparare petardi L’Anisp minaccia querele

Divieto di sparare petardi L’Anisp minaccia querele

GROSSETO. L’Anisp (Associazione nazionale imprese e spettacoli pirotecnici) promette battaglia contro i sindaci che, in tutta Italia, hanno vietato i bòtti di Capodanno. E la “minaccia” arriva anche...

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GROSSETO. L’Anisp (Associazione nazionale imprese e spettacoli pirotecnici) promette battaglia contro i sindaci che, in tutta Italia, hanno vietato i bòtti di Capodanno. E la “minaccia” arriva anche a Grosseto. Nel capoluogo maremmano non c’è nemmeno bisogno dell’ordinanza del sindaco. È il regolamento comunale di polizia urbana che vieta l’uso dei bòtti, pena multe fino a 150 euro.

Di opposto parere l’associazione che rappresenta i produttori di petardi e di giochi pirotecnici. «Siamo determinati a portare nei tribunali tutti coloro che alimenteranno questo trend sensazionalistico e terrorista che sta provocando danni al nostro settore per milioni di euro» dice il presidente dell’associazione, Giuseppe Parente, annunciando querele anche alla stampa.

L’Anisp è preoccupata perché, a suon di divieti, il commercio e la produzione dei fuochi d’artificio e di artifici pirotecnici rischia gravissime perdite proprio nel breve, strategico periodo del Capodanno, «per motivi – dice il presidente – che ancora oggi appaiono totalmente ingiustificati».

In realtà a Grosseto, come in tutte le altre città dove i petardi sono off limits, il divieto poggia su diverse ragioni: la sicurezza (l’uso improprio o l’uso di prodotti fuori legge può essere fatale), la tutela degli animali (terrorizzati dal rimbombo scappano, perdono l’orientamento, possono finire sotto un’auto, rimanere uccisi, causare incidenti).

Quest’anno poi la minaccia di attentati terroristici è una ragione in più per sconsigliare l’uso di petardi: il controllo del territorio, infatti, diventa molto più difficile per le forze dell’ordine.

Parente però sottolinea che «sicurezza, adeguato grado di rumorosità, rispetto delle normative sono già ampiamente raggiunti in tutti i prodotti marcati Ce e in tutti gli articoli ad oggi commercializzati», ribadisce la «lotta agli articoli illegali, principale causa di incidenti» e invoca «una chiara e corretta informazione ed educazione», minacciando querele.

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