Sicurezza
Quei pilastri e il depuratore mai finito
Hubert Corsi aveva lanciato al sfida su Facebook Il progetto era costato 700 milioni di lire
ORBETELLO. Un luogo avvolto dal mistero venuto alla luce con l’abbassarsi delle acque, un sito misterioso di cui era stato svelato solo il Comune di appartenenza. La foto l’aveva messa qualche giorno fa sul suo profilo facebook l'ex parlamentare ed ex sindaco di Monte Argentario, Hubert Corsi, sfidando tutti a trovare questo laghetto misterioso dal quale fuoriescono dei pilastri di cemento. Noi del Tirreno la sfida di Corsi l’abbiamo raccolta e l’abbiamo vinta riuscendo a trovare quel luogo misterioso.
Alcuni amici dell'ex sindaco ci avevano provato: c'è chi aveva suggerito potesse trattarsi di Patanella, chi delle Terme dell'Osa. Invece no. Quel laghetto quasi del tutto prosciugato si trova lungo la strada di bonifica 4 che conduce dall’Aurelia verso le campagne di San Donato. Dalla strada dista solo qualche centinaio di metri, non lontano scorre la ferrovia. Per trovarlo bisogna conoscere un po’ la storia del territorio, bisogna sapere a cosa servivano quei pilastri che la siccità ha fatto riaffiorare in un laghetto dove i cacciatori a volte vanno a caccia di anatre. Quei monconi che fanno capolino dalle acque sono schermati dalla vegetazione e dalla strada non sono visibili. Quando però ci avviciniamo lo spettacolo è quasi surreale. Sono decine i pilastri che si riescono a vedere piantati lì uno vicino all’altro. Dalla sommità di alcuni escono i tondini ormai arrugginiti. Lì non c'era nessun eco mostro, nessuna costruzione demolita o abbandonata. In quel luogo, negli anni 90 doveva sorgere il depuratore di Albinia. Quei pali di cemento non sono altro che i sostegni sui quali dovevano poggiare le vasche del depuratore della frazione orbetellana. Un progetto iniziato e mai portato a termine. «Abbiamo scoperto il suo sito», comunichiamo a Hubert Corsi. «Bravi, per me è stato solo un gioco lanciato sul social network». Già un gioco che però ha fatto tornare alla mente un progetto mai realizzato, «un errore, un danno collaterale» come lo definisce lo stesso ex sindaco di Monte Argentario. Un errore che però potrebbe essere costato (nessuno di quelli che abbiamo interpellato si ricorda la cifra esatta) circa 600 o 700 milioni delle vecchie lire. Denaro pubblico speso per un qualcosa dove adesso si cacciano le anatre. Il collaudo di quel sito venne fatto all'incirca nel 1995 ma non venne mai superato. «Il depuratore non venne mai realizzato perché – spiega Rolando Di Vincenzo, ex sindaco di Orbetello – si accorsero che quel terreno non poteva tenere le vasche del depuratore e così venne fatta la palificazione ma il terreno risultava poi anche allagabile e tutto venne abbandonato».
Un errore progettuale costato caro. L'opera doveva essere realizzata dalla Provincia di Grosseto, era quello il famoso Progetto Tei, finanziato per circa 25 miliardi di lire dal Fio, che prevedeva, fra le altre cose, proprio il depuratore ad Albinia che poi avrebbe scaricato nell'Albegna. Di Vincenzo ricorda poi che anche l'appalto del progetto Tei fu laborioso. «Dopo l'assegnazione della gara la ditta arrivata seconda fece ricorso e lo vinse ma nel frattempo la prima impresa aveva fatto 10 miliari di lavoro. In quella zona, circa di due ettari, il Comune di Orbetello sotto la mia amministrazione avrebbe poi voluto fare un canile avanzato ed un rimessaggio per il diportismo sociale che non venne mai autorizzato lasciando quel terreno abbandonato».
La zona col tempo poi divenne una discarica a cielo aperto e venne recintata per impedire lo scarico. Fatto sta che ora è un luogo abbandonato a se stesso anche pericoloso.
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