Il Tirreno

Grosseto

Pranzo ai poveri La generosità di oggi e di ieri

Pranzo ai poveri La generosità di oggi e di ieri

Oltre 50 ospiti alla Caritas grazie a una donazione In passato Bastiani apriva il suo albergo: un lettore ricorda

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GROSSETO. Cinquantasei poveri hanno pranzato il giorno di Natale alla mensa della Caritas di Grosseto, dove la tavola è stata imbandita con tutte le portate, panettone e ricciarelli compresi, grazie all’offerta generosa di un anonimo benefattore.

La sala era addobbata a festa dai volontari della Caritas, con i tavoli apparecchiati di bianco e di rosso, il presepe e l’albero, il messaggio di auguri del vescovo Rodolfo, una frase di una preghiera di Madre Teresa e il piatto di antipasti già pronto. In questo modo gli «amici ospiti», così li definisce con affetto e rispetto la diocesi nel comunicato stampa, hanno trovato la mensa.

E mentre la Caritas ultimava gli ultimi dettagli del pranzo e la storia del benefattore veniva raccontata dal Tirreno, un lettore, Franco Innocenti, ha riavvolto il nastro della memoria rimandandola alla Grosseto di tanti anni fa quando, sempre per il giorno di Natale, un altro benefattore apriva le porte del suo albergo ai poveri per offrire loro il pranzo.

«Grosseto annovera fra i suoi cittadini altri personaggi come il generoso anonimo che ha offerto il pranzo di Natale ai frequentatori della Caritas – racconta Innocenti in un’email – e da parte mia, dentro me stesso, lo ringrazio di tutto cuore. Queste benevoli persone non sanno quanta gratitudine accendono nell’anima dei loro beneficiati. Tanta gratitudine che io, a distanza di oltre sessant’anni, ne ho ancora per lui».

Innocenti si riferisce al signor Bastiani, primo titolare dell’omonimo, centralissimo albergo grossetano. La famiglia Bastiani lo ha gestito fino a una ventina di anni fa. E proprio durante la gestione del capostipite a Natale la sala da pranzo dell’albergo apriva le porte ai poveri e alle famiglie in difficoltà, ai quali il signor Bastiani offriva il pasto.

Innocenti lo vuole ricordare, scrive, «ad esclusivo fine del ricordare una storia non scritta, a lustro di tutti questi concittadini». Bastiani – racconta Innocenti – «ogni anno di questi tempi accoglieva uno stuolo di persone in stato di necessità cui era difficile durante l’anno fare pasti completi, ospitandoli nel suo albergo fino a riempirlo completamente. Senzatetto, orfani, anziani, disoccupati, vedove, invalidi, famiglie intere, cioè il risultato della distruzione compiuta dalla guerra appena fatta, si (ci) ritrovavano nelle sale dell’albergo Bastiani per fare, almeno quella volta un pasto dal primo alla frutta e dolce».

Gente senza speranza, racconta Innocenti, «davanti ad una tavola imbandita con la tovaglia bianca, l’acqua frizzante, le vivande calde, la ciccia e perfino il dolce, serviti a tavola dai camerieri. Credo che, come me, anche altri avranno ricordato questi gesti che si ripetevano tutti gli anni».

Poi, prosegue, «lentamente, faticosamente, tra mille ostacoli, anche per i più sciagurati si aprirono spiragli di vita e una accettabile normalizzazione si realizzò e ognuno, per conto suo, vinse sulla fame».

Come l’anonimo benefattore che quest’anno ha offerto il pranzo di Natale ai poveri della Caritas, anche Bastiani rimaneva defilato. «Mi sono sempre ricordato di quell’uomo che si affacciava alla porta per salutarci mentre felici mangiavamo alla sua tavola – dice Innocenti – Lo ricordo di aspetto simpatico, taciturno, molto accurato. Quando negli anni seguenti passavo davanti all’ingresso dell’hotel spesso lo trovavo sulla soglia e, a testa bassa, con un po’ di vergogna, sommessamente biascicavo un “buongiorno signor Bastiani” che lui non poteva nemmeno sentire. Suo fratello, il “sor Ippolito”, per molti anni fu responsabile della redazione grossetana della Nazione, anche lui di buon carattere, socievole e ciarliero attaccato al suo minuscolo cagnetto, lo trovavi per il Corso sempre a chiacchiera con qualcuno. Era una bella Grosseto, quella».

Francesca Ferri

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