Il Tirreno

Grosseto

Il monte Labro si candida come patrimonio Unesco

di Fiora Bonelli

Alla cerimonia degli auguri di Natale Il sindaco di Arcidosso Jacopo Marini annuncia l’avvio della richiesta ufficiale «per i valori spirituali che rappresenta»

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ARCIDOSSO. Monte Labro, il regno terreno di David Lazzaretti, potrebbe diventare patrimonio Unesco. Negli auguri di buon Natale della vigilia, davanti alle tantissime associazioni arcidossine, lo ha annunciato il sindaco Iacopo Marini, il quale ha sottolineato la forza dei «valori spirituali che questo monte rappresenta» che può sicuramente fare da leva per inserire il cono pietroso del monte di David nel patrimonio dell’umanità.

Il severo scoglio di monte Labro si impenna a 1300 metri di altezza proprio davanti alle pendici del Monte Amiata, con un paesaggio calcareo tormentato e scosceso che degrada tutto intorno, coi pascoli cespugliati, coi testucchi e gli ornelli, fino ai fitti boschi di castagno e ancora più in basso, i campi seminativi e i ciliegi selvatici.

Ai suoi piedi scorrono il Fiora e l’Albegna e si distende il trifoglio dei villaggi di Poggio Marco, Macchie e Rondinelli. Dalla cima, lo sguardo si spinge al lago di Bolsena, alla Maremma e al mare. Poco lontano i tibetani hanno fondato la comunità di Merigar.

Un luogo, insomma, da cui si sprigiona una forza spirituale particolarissima ed è qui che David Lazzaretti edificò la sua povera reggia. «Qui sorgeranno le nostre piramidi» aveva detto David all’amico Beppe Corsini. E così è stato, perché in quel tronco di cono, luogo dei prodigi e dei misteri giurisdavidici, David eresse, a partire dal 1869, la Torre, l’arca della nuova alleanza fra uomo e Dio e simbolo della nuova chiesa fondata dal messia dell’Amiata.

La costruirono settanta volontari che portarono a spalla, terra, calcina e pietre e fu stabilito che doveva essere alta 15 metri, con una cordonata a spirale al suo esterno. Una costruzione simbolica, con una cavità sottostante, dove si vociferava fossero stati ritrovati i resti di un guerriero preistorico. Poi nel 1872 fu la volta della costruzione della chiesa, coi suoi simboli ed emblemi fra cui spicca quello della doppia C rovesciata con una croce nel mezzo, con l’altare dedicato alla Madonna delle Conferenze. Infine sorse anche l’eremo, luogo di ristoro frugale per gli eremiti e i seguaci di David.

Un mondo, questo intreccio di particolarità di ambiente e lavoro dell’uomo, per lungo tempo ignorato, dopo l’uccisione di David, nel 1878, dalla comunità, ma che ha visto una rinascita quando nel 1988, centodecimo anniversario della morte del Cristo dell’Amiata, l’amministrazione arcidossina riabilitò ufficialmente il profeta revocando la delibera comunale del 1878 che premiava il gendarme che lo aveva ucciso.

Da allora sono rifioriti studi e interessi per David e il suo monte, è nato un centro studi Lazzaretti ad Arcidosso, i maggiori intellettuali italiani si sono interessati di questa figura e del luogo dove avvennero i fatti. Libri e monografie, disegni, musiche.

Ultima performance quella di Simone Cristicchi che la scorsa estate è andato a rappresentare il suo David proprio sulla cima di Monte Labro, sottolineando con forza che l’uomo e il luogo erano in simbiosi fra di loro e che il messaggio di David, quello di grande forza spirituale, non sarebbe potuto essere se non ci fosse stato il suo monte.

Ed è proprio questa carica quasi mistica che si respira a Monte Labro, che potrebbe fare da motivazione forte della richiesta del governo arcidossino a inserire Monte Labro nel patrimonio Unesco di cui fa parte già la vicina Val d’Orcia.

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