Il Tirreno

Grosseto

NATALE TRISTE

Ha lavorato per 36 anni e ora è in mezzo alla strada

di Giovanna Mezzana
Lavoratori anziani entrano in una sede Inps (foto d'archivio)
◗
Lavoratori anziani entrano in una sede Inps (foto d'archivio)

Gianna, 59 anni, è toscana e vive a Grosseto da molto tempo, è stata impiegata di Ferrovie, poi operatrice sanitaria in case di cura e case famiglia, ora ha perso l'indennità per la sua malattia ed è stata licenziata. Ecco la sua storia

4 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Passerà il Natale ospite in una comunità grazie all’aiuto di chi la conosce e sa quante volete si è tirata su le maniche: Gianna ha 59 anni, ha perso l’assegno di invalidità – che le spettava perché ha un problema di salute – e poi è stata licenziata. Non solo: la Riforma Fornero del 2011 le ha cancellato persino il miraggio della pensione. «Mi hanno tagliato le gambe – dice – A 40 anni avrei incassato una situazione del genere, adesso no». Non ce n’è una che negli ultimi anni le sia andata dritta. Se avesse un lavoro, sarebbe una dei milioni di lavoratori anziani che saranno costretti a lavorare, da qui a poco fino a 67 anni di età. Lei però non ha neppure il lusso di questo giogo.

Una vita di lavoro. Gianna contatta Il Tirreno per raccontare la sua storia. È a letto con la febbre: e questo sarebbe il male minore. È di Sesto Fiorentino ma vive a Grosseto da molto tempo. Ha lavorato 22 anni per la società Autostrade. Faceva l’impiegata: «Poi ho dovuto licenziarmi – dice – per motivi di salute». Quando Gianna sta meglio e vuole rimettersi in gioco, il mondo del lavoro è già cambiato: e un posto sicuro non lo troverà più. Riesce comunque a farsi impiegare come Osa, acronimo che sta per operatore socio assistenziale. Per anni lavora alla casa di riposo Ferrucci di Grosseto. Poi in una casa famiglia di Orbetello. Poi come badante e donna di servizio: qua e là in Maremma. Si tratta per lo più di contratti a termine ma si va avanti, tant’è che mette da parte una dote di 36 anni di contributi.

La salute se ne va. Succede che la salute faccia cilecca: è successo anche a Gianna ad un certo punto della sua vita. Si è rimessa anche in carreggiata, ma tutt’oggi deve fare i conti con gli effetti della malattia: sta bene ma non può permettersi di fare lavori di fatica.

L’indennità. È il 2008 quando avanza richiesta all’Inps per avere un’indennità di invalidità civile. La ottiene. Le viene riconosciuta un’invalidità dell’80%: e questo le garantisce un assegno di 290 euro nette al mese. Con una simile cifra non si campa e Gianna cerca lavoro. Tra il 2013 e il 2014 trova impiego in una cooperativa. “Fa le notti” Gianna e guadagna tra 700 e 1.000 euro al mese. Ha un contratto in regola e dichiara al Fisco tutto ciò che percepisce, tant’è che nel giro di breve l’assegno di invalidità le viene tolto: la norma dice che il beneficio venga sospeso nel caso in cui si superi un reddito lordo annuo di circa 4.805 euro per un’invalidità parziale tra il 75% e il 99%; chi ha un’invalidità del 100% – ma non è il caso di Gianna – ha diritto ad un’indennità di invalidità civile fino ad un limite di 16.532 euro di reddito lordo annuo. «E l’assegno di indennità mi è stato sospeso – dice Gianna – senza neppure ricevere una comunicazione».

Il licenziamento. Via il bonus dell’indennità; quando le viene tolto per Gianna non è un problema: un lavoro ce l’ha. A dicembre 2014, però, la cooperativa di cui Gianna è dipendente entra in crisi: perde l’appalto di servizio garantito da una comunità terapeutica di Grosseto. «A quel punto – descrive – ai lavoratori vennero date tre possibilità: la cassa integrazione, le dimissioni o il licenziamento. Io scelsi quest’ultima perché temevo i tempi lunghi della procedura per la cassa integrazione e volevo poter accedere all’indennità di disoccupazione». Gianna viene dunque licenziata e fa richiesta di indennità di disoccupazione. Ad aprile di quest’anno termina anche il beneficio di questo ammortizzatore. A maggio Gianna fa nuovamente domanda per l’assegno di invalidità. Questa volta, però, le riconoscono un’invalidità del 50%. «Ho 59 anni – dice – e non posso neppure andare in pensione dopo 36 anni di contributi. Cosa dovrei fare? Come vivo da qui ai prossimi otto anni? Questa non è vita».

L’esperto. A Gianna risponde Giancarlo Baricci, direttore di Inca Cgil Grosseto. «La sua possibilità di andare in pensione deve essere valutata – dice– C’è anche la cosiddetta “Opzione Donna” anche se può non essere conveniente. Le consigliamo di rivolgersi ai nostri uffici, nella sede di via Repubblica Dominicana, dove cominceremo dal farle un riepilogo della sua carriera lavorativa».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa