Il dolore
«Buon rapporto, non ero innamorato»
Il custode di Villa Adua: sono una persona rispettosa, educata, uno che lavora, non sono interessato alle donne
GROSSETO. Chi è Antonino Bilella? Innanzi tutto non è «il custode della padrona, come ho letto anche oggi sul giornale», dice forse equivocando la dizione di «custode di Villa Adua», utilizzata sui media: «Io sono affittuario». Non è un molestatore o uno che mette le mani addosso alle donne. Non era innamorato di Francesca. Non è un disonesto. E' uno che ha pensato solo e soltanto al lavoro.
L'immagine che l'agricoltore 71enne vuole accreditare di sé davanti ai giudici popolari è quella di una persona per bene, rispettosa, disinteressata. Un gentiluomo, quasi una persona d'altri tempi. E come si arrabbia Bilella quando invece viene chiamato a rispondere delle accuse o anche delle testimonianze che lo dipingono non solo come un più che probabile assassino ma anche come una persona che non sa fare il suo mestiere o che corre dietro alle gonne. Camionista, barista, pastore: questo ha fatto Bilella nella vita. E con umiltà. Un profilo basso: «Io la signora la potevo chiamare anche dieci volte se c'era bisogno. E sempre per motivi di lavoro. Ma c'erano giorni in cui non ci sentivamo per niente». Centotrentacinque telefonate in trenta giorni, recitano i tabulati: «Si vede che c'era bisogno. Io comunque la gente non la voglio disturbare», aggiunge esprimendosi con buona proprietà di linguaggio e solo con qualche intoppo nell'uso dei condizionali. Ma si fa capire bene, benissimo, quando parla di sé. E quando il pm Salvatore Ferraro gli chiede di approfondire i rapporti con Francesca, Bilella non si agita sulla sedia ma risponde tranquillo: «Il rapporto con lei era buonissimo. Certo, uno poi non è un cane, sono uno che la gente la rispetto». Innamorato? «Solo di mia moglie». Ma non ci sono dissapori, non siete separati? «Io non ero innamorato di Francesca, a me le donne non interessano». Ma voleva iniziare una relazione con lei? Bilella si ferma e scandisce: «Lei mi diceva che viveva con la sola pensione (da insegnante, ndr), io credevo che era povera. La vedevo disperata, se volevamo frequentarci…».
E' così secondo l'imputato che si spiegano la pizza mangiata insieme al figlio o insieme a Igino ex fidanzato di lei («sempre in tre»). Ma allora? «Solo amicizia. Io abito da solo e voglio stare da solo». Ed è sempre nella lettura della povertà della donna che si devono spiegare le medicine comprate con lo sconto per Benetti dalla figlia di lui, farmacista a Chieri.
Nessuna donna nella sua vita? «Conosco la barista, quella dove vado a prendere il caffè. Le chiesi se potevo portarle qualche prodotto dell'orto e lei acconsentì». Ma i fiori? I regali? Per chi li comprò? «Una piantina per la signora Benetti quando compì gli anni, stava ancora con Igino, e delle rose». A maggio? «Primavera», risponde, annuendo quando gli viene detto che il compleanno era il 29 maggio. E gli altri fiori? «Regalai una piantina alla moglie di Lido (l'amico di Campagnatico, ndr) per il suo compleanno. Mi ospitavano a pranzo, ricambiavo. Mai disegnato aiole con i fiori disposti secondo le iniziali A e F». Mai offerto anelli d'oro a Francesca. Ma andò in gioielleria con la moglie di Volpi: «Sì, per un regalo a mia moglie. Chi ha detto che non andavamo d'accordo? Le voglio bene ma abbiamo caratteri diversi». E dunque? «Vidi delle collanine nell'oreficeria di Paganico, volevo sapere i prezzi: se conveniva comprare qui o ad Asti. Non dissi alle donne per chi era il regalo: perché dovevo?».
Scuote la testa, Antonino, e il volto si articola in un'espressione di estraneità quando il pm gli chiede se aveva molestato Francesca, se le aveva messo le mani addosso. E aggiunge che se avesse saputo che la Benetti non voleva parlare con lui «non l'avrei più chiamata». Mai toccata: «Io sono una persona molto educata. È falso che io le avrei palpeggiato il seno. E anche che l'avrei baciata«.
Antonino Bilella galantuomo anche quando le circostanze avrebbero potuto favorire un approfittarsi. Come quando si preoccupò della salute di Francesca e arrivato a casa sua chiamò l'ambulanza e mise in una borsa le sue mutandine per l'ospedale («me le indicò lei») e al ritorno a casa, a mezzanotte, si offrì per assisterla rimanendo sul divano. Si era preoccupato anche quella volta che non aveva visto scendere Francesca («doveva farlo entro 5 minuti e invece non arrivava») e chiamò i vigili del fuoco che entrarono rompendo gli infissi: la donna era tranquillamente in palestra. Benetti si era arrabbiata? «Per come era lei, carattere robusto, nervosa, doveva fare un casino. E invece niente: mi meravigliai». Quattro testi dicono che era arrabbiata: «Una bella barzelletta». «Però non fa ridere» obietta il pm. (p.s.)
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