Sicurezza
Bilella attacca «Benetti morta? Io non l’ho vista»
L’imputato contro i testimoni: «Dicono bugie» Sei ore di esame dopo dodici mesi di silenzio
GROSSETO. Ha taciuto per dodici mesi, dall'inizio del processo. E adesso si è tolto tutti i sassolini dalle scarpe. Tutti insieme. Tanti, troppi forse. Se nelle udienze precedenti Antonino Bilella si era limitato a qualche alzata di sopracciglio, ieri chiamato a parlare dà sfogo a tutto ciò che si è tenuto dentro. E battezza con «è falso», «è una bugia», «non è vero» tutte quelle dichiarazioni testimoniali che hanno voluto dipingerlo come una persona diversa da quella che è. Non solo. Quando in fondo al suo ragionamento il sostituto procuratore Salvatore Ferraro lo esorta a confessare («Bilella, è l’ultima possibilità, ci vuole raccontare cosa è accaduto davvero?»), l’imputato non ha un attimo di esitazione: «L’ho già raccontato. Io volevo parlare davanti a questa corte - dice con voce rotta, per la prima volta dopo cinque ore - Se venivate voi pm anche dieci volte io non avrei mai parlato».
Mai sulla difensiva nelle sei ore nette di esame: chissà se conosce Gentil Cardoso, allenatore brasiliano, quello del “la miglior difesa è l'attacco”. Sono le 10.15. Un segno della croce e Bilella si butta avanti. «Scotto ne ha dette tante di bugie», così bolla le parole di Aldo, l'ultimo fidanzato di Francesca. E quando Eleonora Spataro, figlia di Francesca, aveva detto che sua madre non voleva bene ai cani? «È un'altra bugia. Una volta mi ricordo che l'auto della signora puzzava di cane: ne aveva uno piccolo». Dice l'escavatorista che quel 4 novembre lei aveva degli impegni, doveva andare a Grosseto: «Non è vero. E le dico: Banini (l'escavatorista, ndr) ce l'ha con me perché gli ho fatto pagare 2.500 euro per avere scavato il fosso, per togliere la denuncia penale». Frizioni con il pm, talvolta, subito rientrate, per volontà di entrambi. «Bugia» anche quella dell'impresario che stava seguendo i lavori. Lei aveva detto, lo riferito Scotto, di aver ammazzato un cinghiale: «Non è vero quello che dice Scotto».
Breve pausa decisa dal presidente. Nel frattempo Bilella ha bevuto almeno due volte dalla bottiglietta. Da quel momento appare più indulgente, meno aggressivo quanto meno nei termini, non si sa se per consiglio esterno o per scelta propria. Dice che certe imprecisioni della propria figlia farmacista sono «bugie del cuore». E anche se riserva all’amico Lido Volpi la definizione di «persona squisita», ne ha anche per lui. Adesso risponde prevalentemente «non mi risulta vero» quando il pm gli muove alcune osservazioni. Quando il pm Ferraro lo incalza «E' una bugia?», Bilella risponde «La chiami come vuole». Ma Lido, anche lui è un bugiardo? «Alla testimonianza di Lido io non ci credo ancora - dice meravigliato - Io non ho mai detto a lui che ero innamorato di Benetti. Tutto ciò che lui ha detto non è di stomaco suo». «È stato torturato», aggiunge dopo.
Anche al pm Marco Nassi, secondo a rivolgergli le domande, Bilella rappresenta una sorta di complotto: «I testimoni sono tutte persone intorno allo Scotto, si sono messi d'accordo, hanno mangiato insieme, una forse è anche in aula».
Bilella non ha ancora finito di attaccare. Nemmeno quando il dottor Nassi chiede quando ha visto Benetti morta: «Io non l’ho vista morta, non posso dire che è morta». E risponde attaccando alle domande sull’esito di un suo processo per truffa («quale truffa?») e sulla falsificazione di un certo contratto: «Non ho falsificato, farò i nomi di chi l’ha fatto, se non mi danno l’ergastolo e se non muoio prima». L’opposizione dei difensori stoppa la risposta all’ultima domanda: «Lei si commosse quando l’allora procuratore Verusio le chiese dove aveva messo il corpo?».
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