Il dolore
Piano strutturale, approvata la variante
Strada aperta alla creazione di negozi nei capannoni, burocrazia più snella in edilizia. Ma nel Pd non tutti sono d’accordo
GROSSETO. Il primo passo per poter trasformare i capannoni artigianali in negozi, sburocratizzare le pratiche edilizie e riequilibrare il rapporto tra edilizia privata e sociale è fatto. Ieri mattina poco prima delle 11 il consiglio comunale ha adottato la variante al Piano strutturale che prevede la possibilità, per il Comune, di modificare nei prossimi mesi il Regolamento urbanistico e dare più libertà agli imprenditori, agevolando il riuso del patrimonio edilizio esistente.
L’ok del consiglio è arrivato quindici giorni dopo la burrascosa seduta di fine novembre che, per mancanza del numero legale – e con il ritiro dalle votazioni della minoranza, contraria alla postilla “salva Aurelia Antica” – aveva fatto saltare l’approvazione della proposta, presentata dall’assessore all’Urbanistica Giancarlo Tei. Il consiglio si era trascinato per ore con aspri scontri tra maggioranza e opposizione, ma anche in seno alla maggioranza di centrosinistra, che non aveva garantito i numeri per l’adozione.
Ieri mattina, invece, tutti – o quasi – erano ai loro scranni e i lavori sono filati velocemente, ad eccezione del brivido che percorso il consiglio con l’intervento del consigliere Davide Buzzetti (Pd), che ha rischiato di mandare di nuovo tutto a carte quarantotto chiedendo di ritirare la delibera per un errore tecnico. L’errore è stato ritenuto superato e l’atto è andato subito ai voti.
Il consiglio lo ha adottato, ma la maggioranza si è dimostrata ancora una volta spaccata. Hanno votato a favore Bartolini, Biliotti, D’Alise, Mascagni, Migliaccio, Piandelaghi, Quercioli, Tancredi, Tinacci, oltre al sindaco Bonifazi, del Pd; Cossu, Giorgi e Lecci di Riformisti per Grosseto Psi; Marchetti e Tonelli dell’Udc; Treglia di Grosseto Insieme; Felicioni di Grosseto Oggi. Buzzetti, invece, ha votato contro, come i consiglieri di opposizione Lolini, Megale e Ulmi della Lista Lolini; Rossi di Fratelli d’Italia; Colomba del Buongoverno. Sempre nel Pd si sono astenuti Daviddi e Rosini, mentre hanno lasciato l’aula, risultando quindi assenti, Laurenti e Panfi, poi rientrati. Astenuti anche Citerni (Sel), Agresti (Pdl); assenti Pacella (Lista Lolini), Gori del M5s, che ha lasciato l’aula per conflitto di interessi; Angelini (Fratelli d’Italia) e Cerboni (Ndc).
Ma perché tanto attrito per questa variante che, nella precedente assise, l’assessore all’Urbanistica Tei aveva presentato come una «boccata d’ossigeno ai tanti artigiani che con la crisi hanno il capannone vuoto e che permetterebbe di semplificare le procedure, di recuperare immobili e di risparmiare terreno»?
Nel comunicato divulgato al termine della votazione Tei, ringraziando i consiglieri che hanno consentito che l'atto venisse approvato, ha sottolineato che la variante era necessaria per «adeguarci alle normative regionali e risolvere alcune incongruenze che si erano create», ha ricordato che permetterà di realizzare alloggi per la guardiania nella zona artigianale di Marina di Grosseto ma ha smorzato l’effetto rivoluzionario sul commercio a cui la variante spalanca le porte, ovvero la creazione di negozi in aree commerciali. E che risolverebbe anche l’anomalia di avere un centro commerciale, l’Aurelia Antica, ancora che, nonostante tutti i permessi in regola, nelle carte urbanistiche risulta trovarsi in area artigianale.
«La variante adesso rimane pubblicata per trenta giorni – spiega Tei – poi ce ne sono altri trenta per le osservazioni e poi dovrà tornare in consiglio per essere approvata. Ma per intervenire sui capannoni bisogna modificare il Regolamento urbanistico, che è un’altra cosa».
La variante prevede infatti «nuove attività di grande e media distribuzione di vendita preferibilmente mediante il riuso del patrimonio edilizio esistente», da dettagliarsi con il Regolamento urbanistico.
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