Sicurezza
Oggi parla Bilella. Disse: «Non ho ucciso»
Sentiti gli ultimi testimoni, anche il custode della villa a Cologno Monzese: «Ho pagato per le mie azioni»
GROSSETO. Ha ascoltato, come suo solito, senza nemmeno alzare un sopracciglio. Si è alzato per vedere meglio lo schermo quando i pm Marco Nassi e Salvatore Ferraro hanno proiettato alcunee foto dei reperti. Ha scambiato due parole con l’avvocato quando il capitano Rapone ha spiegato la pianta dell’appartamento e in particolare la proa che divideva il suo alloggio da quello usato da Francesca Benetti.
E oggi cosa farà Antonino Bilella? Oggi è il giorno del suo interrogatorio: risponderà. Nessuno si attende che confessi alcunché. Anzi, tutti si aspettano che confermi quanto detto il 23 gennaio 2014, quando venne interrogato dai pm in carcere: «Non ho ucciso nessuno». Benetti era venuta alla villa, la mattina di quel 4 novembre 2013, insieme erano andati a fare foto per verificare lo stato della proprietà. «Ho visto che la signora se ne andava con la macchina, verso le 12-12.30, e ha girato verso Follonica. Non so se era arrivata da sola o con qualcuno». Poi nel pomeriggio l’arrivo di «un signore» (era Aldo Scotto, che cercava Francesca). Bilella aveva detto di essersi disfatto del pianale della Punto perché si era spaventato dopo che i carabinieri avevano detto che volevano arrestarlo. E aveva aggiunto che con Francesca c’era solo amicizia, che non sapeva spiegarsi il sangue trovato dentro casa di lei, che non le aveva mai messo le mani addosso e che le aveva regalato delle piante per il suo compleanno. «Non so chi ha ucciso la signora Benetti, non so dove si trovi il suo cadavere».
L’udienza di ieri è stata aperta dalle parole di Francesco Di Leo, custode della villa di Cologno Monzese dove Francesca abitava quindici anni fa: aveva patteggiato un’accusa di molestie, avvenute tra lì e e Follonica. «Mi ero innamorato, ho pagato le conseguenze delle mie azioni. Non volevo che lei si allontanasse. Credo di aver patteggiato, non ricordo: non mi sono difeso perché la verità era quella». La relazione era durata un paio di anni, fino al 2004. «Francesca rispondeva inizialmente alle mie telefonate, poi aveva tagliato i ponti».
Brevissime le testimonianze dei tre dipendenti della Provincia, colleghi di Aldo Scotto, cui l’avvocato Francesca Carnicelli (uno dei difensori di Bilella) ha chiesto di confermare la presenza dello stesso Scotto in ufficio la mattina del 4 novembre. Tamara Cappelli e Daniele Tonini hanno risposto affermativamente, specificando comunque che lavorava in una stanza diversa e che non ricordano se avesse manifestato preoccupazioni per la scomparsa della compagna; la dirigente Silvia Petri ha aggiunto di non ricordare, avendo tre sedi di lavoro diverse, se Scotto fosse al lavoro: l’indomani tuttavia, ha aggiunto, lui l’aveva chiamata avvertendo che non sarebbe venuto al lavoro perché la compagna era scomparsa.
Il processo potrebbe terminare a gennaio.
(p.s.)
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