Sicurezza
I farmacisti vincono al Tar Il Comune stabilirà i turni
Accolto il ricorso di sette titolari contro l’ordinanza sulle liberalizzazioni Il presidente: «Non permetteva di organizzare un servizio di guardia efficiente»
GROSSETO. Nel comune di Grosseto si torna alla turnazione delle farmacie nei festivi. Il Tar di Firenze dà ragione ai farmacisti e annulla l’ordinanza del sindaco che, a metà gennaio, aveva permesso ai titolari di farmacie di seguire gli orari da loro ritenuti più opportuni, fermo restando l’obbligo per le farmacie urbane di stare aperte non meno di 40 ore a settimana (di trentasei per quelle rurali) divise in cinque giorni.
L’ordinanza (numero 2 del 2015) è nata – così si legge nel testo – dopo che tutte le farmacie avevano comunicato al Comune di stare aperte ben oltre le 40 ore settimanali. E dopo che due farmacie in città (oltre a quella di via dei Mille, aperta 24 su 24 tutti i giorni dell’anno) avevano comunicato di restare aperte anche la domenica e nei festivi.
Proprio l’organizzazione degli orari nei festivi è stato il nocciolo del ricorso al Tar di sette delle venti farmacie del comune di Grosseto. L’Associazione provinciale titolari di farmacia, con le farmacie Severi, Scrilli, San Lorenzo, Ruggeri, Santa Maria, Mecarelli e la farmacia di Braccagni, hanno contestato al Comune che la liberalizzazione degli orari avrebbe pregiudicato anche l’organizzazione base dei turni (orari e ferie) nei festivi. E questo avrebbe danneggiato i cittadini.
«Nel 2012, il governo Monti ha varato una legge che permetteva alle farmacie di stare aperte quanto volevano oltre l’orario obbligatorio», spiega Fausto Malinverno, presidente dei farmacisti provinciali. «Ogni regione – prosegue – ha una sua normativa che determina come applicare questo orario. Per la Toscana è la legge 16 del 2000 che è fatta a tutela del cittadino. Per la legge il cittadino che ha urgenza e trova farmacia chiusa deve poter trovare nel minor tempo possibile la farmacia di turno. Penso ad esempio a chi ha bisogno della bombola d’ossigeno».
La legge toscana, ad esempio, impone al farmacista di indicare sulla bacheca quale farmacia si trova aperta: se di domenica trovi la saracinesca chiusa, leggi in bacheca quale farmacia è aperta e vai a colpo sicuro.
«Con l’ordinanza sindacale dello scorso gennaio però – dice Malinverno – non si riusciva a organizzare un servizio di guardia farmaceutica efficiente. Ognuno, di fatto, faceva un po’ come gli pareva». Ad esempio, l’ordinanza voleva che la comunicazione che la tal farmacia nel tal giorno festivo sarebbe rimasta chiusa doveva essere “tempestiva”, «cioè – spiega Malinverno – non “preventiva”. Quindi poteva esser fatta anche dopo. Ma a quel punto come avrebbero potuto le farmacie chiuse scrivere in bacheca quale farmacia avrebbero trovato aperta? Con l’ordinanza del sindaco questa organizzazione minima veniva meno».
Già ad aprile il Tar aveva sospeso l’ordinanza in attesa della sentenza. Che è arrivata il 18 dicembre.
I giudici danno ragione ai farmacisti per entrambi i motivi da loro sollevati. La legge, dice il Tar, pur liberalizzando le aperture prevede che il Comune abbia comunque «l’obbligo di fissare gli orari dei turni e delle ferie a garanzia del minimo di apertura del servizio che può essere derogato dal farmacista solo in aumento».
Il Tar inoltre riconosce che per avere una vera liberalizzazione il Comune avrebbe dovuto acquisire i pareri dell’Asl e dell’Ordine dei farmacisti e avrebbe dovuto convocare riunioni con i farmacisti. Ma nel ricorso questa documentazione non è arrivata.
L’ordinanza viene dunque definitivamente annullata e il Comune dovrà pagare 2.000 euro di spese di giudizio.
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