Il Tirreno

Grosseto

giallo di potassa

"L'aggressore di Francesca aveva cercato di eliminare le tracce"

Pierluigi Sposato
Antonino Bilella con l'avvocato Riccardo Lottini (foto Bf)
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Antonino Bilella con l'avvocato Riccardo Lottini (foto Bf)

Al processo Bilella parlano il generale Garofano, ex comandante del Ris Parma, e il capitano Cesare Rapone, ufficiale dei Ris di Roma

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GROSSETO. Brevissime – si sono sviluppate in nemmeno venti minuti -le ultime quattro testimonianze a favore della difesa che hanno aperto l’udienza in Corte di assise per l’omicidio di Francesca Benetti e che vede imputato Antonino Bilella, custode di Villa Adua a Potassa. Ai tre dipendenti della Provincia colleghi di Aldo Scotto, l’ultimo fidanzato di Francesca Benetti, l’avvocato Francesca Carnicelli (uno dei difensori di Antonino Bilella) ha chiesto di confermare la presenza dello stesso Scotto in ufficio la mattina del 4 novembre. Tamara Cappelli e Daniele Tonini hanno risposto affermativamente, specificando comunque che lavorava in una stanza diversa e che non ricordano se avesse manifestato preoccupazioni per la scomparsa della compagna; la dirigente Silvia Petri ha aggiunto di non ricordare, avendo tre sedi di lavoro diverse, se Scotto fosse al lavoro: l’indomani tuttavia, ha aggiunto, lui l’aveva chiamata avvertendo che non sarebbe venuto al lavoro perché la compagna era scomparsa.

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L’udienza è stata aperta dalle parole di Francesco Di Leo, custode della villa di Cologno Monzese dove Francesca abitava quindici anni fa: aveva patteggiato un’accusa di molestie, avvenute tra lì e e Follonica. “Mi ero innamorato, ho pagato le conseguenze delle mie azioni. Non volevo che lei si allontanasse. Credo di aver patteggiato, non ricordo: non mi sono difeso perché la verità era quella”. La relazione era durata un paio di anni, fino al 2004. “Francesca rispondeva inizialmente alle mie telefonate, poi aveva tagliato i ponti”.

Ore 11.30 "Chiari i segni di un'aggressione". Sono pienamente attendibili le operazioni di prelievo, repertamento e analisi dei campioni biologici relativi a Villa Adua. Lo dice il generale Luciano Garofano, già comandante dei Ris di Parma (“e non dico tutto ciò per piaggeria”, specifica), chiamato dall’avvocato di parte civile Agron Xhanaj ad analizzare i dati scientifici della scena del presunto delitto. Le tracce di sangue, soprattutto, conducono a “un’elevatissima verosimiglianza di un’aggressione a Francesca Benetti”, ed è “inverosimile ricondurle a un fenomeno biologico, a una perdita di sangue di Benetti nella sua vita”. Procedure regolari, attrezzature adeguate anche per quanto riguarda il sangue della donna trovato nel montante del bagagliaio della Punto van di Bilella: “Non ho trovato negli atti motivi per i quali Benetti avrebbe dovuto aver accesso a quell’auto”. Significativo anche il ritrovamento di sangue di Bilella nel soggiorno-cucina di Villa Adua, secondo Garofano, come anche la constatazione di un’attività di “eliminazione tracce da parte dell’aggressore”, come anche la morfologia e la quantità di tracce di sangue di Francesca. Impossibile invece stabilire una datazione di quelle tracce.

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Ore 12.30 "Tracce di pulizia del pavimento dal sangue" . Dettagliata, approfondita, meditata la relazione svolta dal capitano dei carabinieri del Ris, Cesare Rapone, in seguito agli accessi a Villa Adua e ai sopralluoghi sulle auto della donna e del custode. L’ufficiale ha riferito – aiutandosi con diapositive – il ritrovamento di “positività importanti nel soggiorno cucina dell’alloggio di Francesca Benetti”, in riferimento alle tracce di sangue della vittima e ha spiegato di aver potuto rilevare tracce evidenti o, con il luminol o con tamponamenti, tracce latenti. Per esempio, di fronte al divano, “si presuppone sia stato passato uno straccio”; sangue era anche tra gli interstizi tra una mattonella e l’altra; all’interno e all’esterno dell’anta del frigorifero vi sono tracce “non da contatto diretto ma da trasferimento”; poco fuori dal frigo c’è una traccia circolare, da gocciolamento verticale. Esaminato anche l’alloggio del custode: tracce di sangue su un cuscino della poltrona, sul gomito di una camicia, su un guanto in lattice nel bagno, su un accappatoio. E l’auto, la Punto van di Bilella? La traccia più evidente “non estesa ma intensa” è quella nel portabagagli, tra la guarnizione e la tappezzeria; niente sangue sul pianale (compatibile) recuperato successivamente; e niente sangue nemmeno sulla Opel Corsa di Francesca, dove comunque c’erano due paia di guanti in lattice. Nulla è stato trovato nell’altra auto di Bilella, la Punto grigia.

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Ore 14 "Oggetto con sangue pulito nel lavandino". Tracce di sangue nel sifone del lavandino avevano indotto il capitano Rapone a concludere che, poiché si trattava dell’acqua dell’ultima persona che aveva utilizzato il servizio, “qualcuno aveva lavato un oggetto con il sangue di Benetti”. Così l’esperto ha esposto al sostituto procuratore Salvatore Ferraro una parte delle sue conclusioni sui sopralluoghi effettuati. “Probabilmente, la signora Benetti ha subìto delle lesioni e ha perso tanto sangue, poi rimosso”. E il sangue nel portabagagli della Punto potrebbe essere dovuto al fatto che il corpo di Benetti è stato “confezionato” ed è stato trasportato da quell’auto o comunque esservi stato introdotto: le tracce di sangue sono da ricondurre a uno sversamento dall’involucro in cui potrebbe essere stata avvolta, con il corpo che avrebbe sbattuto contro il montante o entrandovi o uscendone”. Conclusioni oggetto di domande da parte della difesa di Bilella: all’avvocato Francesca Carnicelli, Rapone ha precisato che ci sono soltanto due macchie di sangue di Bilella nell’appartamento di Benetti e che “può capitare che non si trovi il dna dell’aggressore sulla scena di un delitto”. Il presidente Giovanni Puliatti ha aggiornato l’udienza alle 15 per sentire l’ultimo consulente, la dottoressa Roberta Bruzzone.

Ore 16 "Assassinata vicino al frigorifero". “Possibilissimo che l’assassino abbia utilizzato un pugnale o un coltello. E anche che la vittima sia stata colpita nella zona addominale. Senza dubbio l’aggressione è avvenuta con il corpo già a terra: lo dicono la distribuzione e l’altezza delle tracce di sangue”. Roberta Bruzzone, criminologa, elenca le conclusioni a cui è arrivata esaminando la scena del crimine. Chiamata dalla parte civile a collaborare alle indagini, la dottoressa Bruzzone ritiene di non avere dubbi, anche analizzando il profilo psicologico di Francesca Benetti, che la donna sia stata assassinata. E a suo giudizio il sangue perso, abbondante secondo quando calcolato dalle “fughe” delle mattonelle interessate dalle macchie ematiche, sarebbe stato sufficiente a causare una perdita di coscienza della vittima: “compatibile un’emorragia venosa e non arteriosa”, un’aggressione avvenuta nella zona dell’appartamento vicina al frigorifero. Poi il trasporto della salma con l’auto di Bilella, con le tracce di sangue che non potevano essere lì se non perché nel portabagagli era stato caricato un corpo: la presenza di sangue è da ritenersi databile con il giorno stesso della scomparsa.

 

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