Proteste
Davanti al giudice: «Maltratta la moglie, botte, offese e sputi»
A giudizio un uomo di 45 anni: le avrebbe tappato la bocca e le avrebbe spinto la testa nel lavandino della cucina
GROSSETO. Ci sono storie che si ripetono, quasi all’infinito, nelle aule di giustizia. Cambiano i tempi ma non i reati, almeno quelli presunti. Quelli che vedono uomini picchiare le donne (meno di frequente, ma accade anche il contrario) e che finiscono sul banco degli imputati per rispondere di maltrattamenti. In famiglia, se a essere maltrattati sono le mogli.
E anche se, strada facendo, le querele spesso vengono ritirate; anche se, come dimostrano le difese, i rapporti sono contraddittori e comunque non a un’unica lettura; il giudice non può non decidere che venga celebrato il processo, sede deputata a fare luce sulla realtà delle violenze, sul significato delle contraddizioni. Non sfugge a questa logica giuridica il rinvio a giudizio di un uomo di 45 anni, originario della Campania e abitante a Grosseto, che a marzo dovrà comparire di fronte al giudice Marco Mezzaluna accusato di aver maltrattato la moglie, di un anno più giovane. Non solo le botte, non solo i capelli tirati, non solo le offese, non solo gli sputi, non solo le minacce: l’uomo le avrebbe anche tolto cellulare e telefono di casa e le avrebbe impedito di uscire di casa. L’ultimo episodio, quello che aveva fatto traboccare un vaso verosimilmente già colmo, risale al maggio dell’anno scorso: durante una discussione il marito avrebbe preso la donna per i capelli, le avrebbe tappato la bocca e le avrebbe spinto la testa nel lavandino della cucina.
Alle obiezioni della difesa (avvocato Lecci) che segnalava sommarietà prevalente nelle dichiarazioni e il limitato ambito domestico, il giudice dell’udienza preliminare Marco Bilisari ha replicato che è credibile in astratto che il reato possa consumarsi solo tra le mura di casa «perché talvolta soltanto nell’intimità domestica simili atteggiamenti possono prendere il sopravvento». E poi è credibile che le vessazioni «possano lasciare spazio nel rapporto di coppia a momenti di serenità, per cui i numerosi messaggi prodotti dalla difesa che, indubbiamente, fanno trapelare almeno in quel momento l’esistenza di reciproci sentimenti amorosi, non possono di per sé dimostrare l’inattendibilità delle precedenti dichiarazioni accusatorie», da momento che certe azioni mirano a ottenere non tanto l’allontanamento del marito dal tetto coniugale ma il cambiamento del comportamento dell’uomo. Da marzo la parola è al dibattimento.
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