Sicurezza
Il futuro della Maremma è anche verde
Vivarelli Colonna: «Per il 2016 ci auguriamo il nulla osta per le filiere di olio e carne e benefici dall’unione con Livorno»
GROSSETO. La Maremma ha perso 176 imprese agricole nei primi sei mesi 2015. Il dato di chiusura d’anno ancora non c’è, ma secondo Confagricoltura potrebbe andare meglio di come è andata nel 2014: almeno sul fronte occupazionale. A che punto siamo nel settore – tra ricchezza prodotta, problemi irrisolti e prospettive – ce lo dice Antonfrancesco Vivarelli Colonna, presidente di Confagricoltura Grosseto.
I numeri del settore. Fatto 100 il numero delle imprese iscritte alla Camera di Commercio di Grosseto, il 32,6% arriva dal mondo agricolo: sono i dati che fornisce Confagricoltura. La Maremma ne possiede il triplo rispetto alla Toscana: cioè 9.173 imprese iscritte nel registro dell’ente camerale, che sono pressoché tutte attive. Nel primo semestre 2015, 176 sono rimaste sul tappeto.
Posti di lavoro. «Anche sul fronte occupazionale le cose non sono andate bene – valuta Vivarelli Colonna – ma l’emorragia che si è verificata nel 2014 dovrebbe essere stata tamponata». Lo scorso anno si registrò un calo considerevole, dell’8,1%.
Qui la ricchezza. Quando si passa un settore economico sotto la lente di ingrandimento, la prima domanda da farsi è: quale beneficio riverbera sul territorio? Quanta ricchezza produce? Per dirlo (davvero) si misura il cosiddetto “valore aggiunto”, indicatore che mette sulla bilancia la capacità di produrre benessere di un comparto; esso è una cartina al tornasole più attendibile rispetto, ad esempio, al valore delle esportazioni o al fatturato del sistema imprese di un settore. Ebbene, il settore agricolo della Maremma vale il 5,3% del valore aggiunto prodotto dall’intero sistema economico della Provincia: 267 milioni su cinque miliardi e 300 milioni. «C’è ancora molto da lavorare in questo settore – nota Vivarelli Colonna – La “chiusura” delle filiere con l’industria della trasformazione alimentare e la messa in rete delle aziende potrebbero rappresentare un bel salto in avanti. Potrebbero rendere tutto il comparto più produttivo offrendo, al contempo, un buon bacino occupazionale».
2015, anno denso. Per l’universo agricolo, le sue imprese, i suoi consorzi e i suoi enti è stato un anno pieno di accadimenti. Vivarelli Colonna fa la carrellata. Di recente «la vittoriosa battaglia sull’Imu agricola – dice – con le ammissioni renziane e l’ultima sentenza del Tar che ha definito incostituzionali i criteri di applicabilità della tassa». E poi «la questione Ortofrutta, con un nuovo Cda, presidente e piano finanziario». Idem per il Consorzio di Tutela Vini Maremma Toscana che ha rinnovato il consiglio ed è un’eccellenza del territorio. Nuove prospettive sono arrivate e si concretizzeranno «dalla fusione delle due cooperative interne a Confagricoltura Grosseto – continua Vivarelli Colonna – che hanno dato vita alla Coagri, che è la maggiore conferente in Conservitalia e che a breve avvierà un percorso per la fornitura di prodotti da destinare agli impianti a biogas».
2016, il futuro. «Il 2016 sarà l’anno in cui partirà ufficialmente la Camera di Commercio del Tirreno – dice il numero uno di Confagricoltura – in cui sono accorpate le imprese delle province di Grosseto e Livorno. Questo sarà un laboratorio di grande interesse perché per la prima volta l’asse portante perde la sua caratteristica orizzontale ovest-est, da sempre sponsorizzata dalla Regione, per assumere quella più naturale: verticale nord-sud».
Con Livorno. «Il mio voto nel consiglio camerale – palesa – è stato orientato verso questo accorpamento. Abbiamo in comune il mare, il turismo, la Maremma, le attività agrituristiche, l’arte, la storia, i prodotti dell’enogastronomia. E due aeroporti, nove porti turistici, un arcipelago, tre ippodromi e due enti fiera. Dobbiamo dunque immaginare un futuro organizzato. Scegliere e condividere un percorso».
Olio e carne. Vivarelli Colonna auspica che arrivino presto novità per due segmenti strategici: l’olio e la carne. E cioè «auspica l’approvazione da parte della Regione Toscana dei progetti integrati di filiera perché gli agricoltori vogliono autodeterminare il loro futuro».«Occorre insomma un Rinascimento – conclude – per l’agricoltura maremmana che dovrà essere più che mai unita di fronte al cambiamento nei rapporti con la Regione, avendo perduto i riferimenti amministrativi rappresentati dalla Provincia».
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