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Banca Etruria, casalinga denuncia: «Bond rifilati a mia sorella che è Down»
Grosseto, nel 2013 pregò una bancaria di consigliarle un investimento a basso rischio: «Quei 30.000 euro persi erano una garanzia per il futuro e per la sua serenità»
GROSSETO. Sandra Piani, 43 anni, casalinga di Grosseto, ha messo tutte le accortezze della buona madre di famiglia prima di dire a sua sorella “Ok, firma”. Non sono bastate. Sabrina, 48 anni, un posto di lavoro in un’ente pubblico, è rimasta con il cerino in mano: ha perso 30.000 euro di risparmi perché li aveva investiti nelle obbligazioni subordinate dell’Etruria. Sandra si macera lo stomaco perché Sabrina ha la Sindrome di Down e se non fosse stata lei a portarla in banca, la sorella da sola non ci sarebbe andata. La loro storia parla da sola. Non serve aggiungere altro.
A quando risale la sottoscrizione di bond Etruria da parte di sua sorella?
«Era il 2013 quando prese quelle obbligazioni. E nel 2013 l’Etruria era già nel mirino della Banca d’Italia ».
Da dove arrivavano i soldi che Sabrina investì?
«Era morta la nonna e avevamo venduto la sua casa. Mia sorella era erede per tre quarti del bene, mio zio per un quarto: a lei andarono circa 100.000 euro».
Quindi?
«Pensando al suo futuro e a quelle che sono le sue esigenze (mia sorella vive da sola ma è seguita da una persona) abbiamo deciso con lei di investirli: lasciarli sul conto del resto non le avrebbero fruttato nulla, anzi, ci avrebbe pagato tasse».
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Perché avete scelto Banca Etruria?
«Perché era la banca di cui ci servivamo da tantissimi anni. La nonna era una loro cliente, poi lo siamo stati noi. Era una banca familiare. La banca di famiglia!».
Ci racconta quando accompagnò sua sorella per l’”acquisto” dei bond?
«Andammo alla filiale di via Gramsci Sabrina ed io e chiesi a mio marito di accompagnarci: non è un esperto, fa l’operaio, ma di titoli se ne intende sicuramente più di me».
Quale somma decideste di investire?
«Cinquantamila euro più trentamila euro»
Quindi 80.000 euro in tutto? E tutto in obbligazioni subordinate?
«Sì, ma fortunatamente si diversificò l’investimento. Cinquantamila euro le vincolammo ad un anno, trentamila a scadenza quinquennale. È stata la nostra salvezza, non mi ci faccia pensare...».
In che senso?
«Nel 2014, alla scadenza del vincolo temporale dell’anno, andai in banca per disinvestire le cinquantamila euro. Mi era arrivato all’orecchio qualcosa: avevo dei dubbi. Così ripresi per intero il capitale senza perdere né guadagnare nulla. Per le trentamila, vincolate per cinque anni, però, non ho potuto fare niente».
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Torniamo al giorno della sottoscrizione: lei chiese in banca se quell’investimento era sicuro?
«Ma certo! Le dico di più. La bancaria con cui firmammo la sottoscrizione (un’addetta ai titoli, ndr) era incinta. Io la guardai e le dissi: “Mia sorella per me è come una figlia e credo che lei possa capirmi. Mi dica, per favore, se questi titoli sono rischiosi perché questi soldi sono per il suo futuro”. E mia sorella era lì, alla mia destra, accanto a me».
E cosa le venne risposto dalla dipendente della banca?
«Che erano sicuri, che potevo stare tranquilla. Che poteva esserci una quota di rischio solo in caso di fallimento della banca, ma che in Italia non era mai accaduto che una banca fallisse. Davano un rendimento del 3%. Se fosse stato più alto, intorno al 5%, forse anche mio marito si sarebbe insospettito. E invece no: era un rendimento discreto, ma non così alto da indurre a pensare che fossero titoli rischiosi».
Quando l’anno scorso svincolò le cinquantamila euro era preoccupata per le trentamila?
«Sì, lo ero, circolavano voci che l’Etruria fosse in difficoltà, tant’è che due giovedì al mese andavo in banca per chiedere come fosse la situazione».
Con chi si rapportava?
«Mi seguiva una dipendente: un’altra rispetto a quella con cui mia sorella aveva sottoscritto i bond».
E cosa le diceva?
«Di stare tranquilla, che era tutto a posto».
Arriviamo al giorno “x”. Come è venuta a sapere del crac?
«Mercoledì 25 novembre intorno alle 12 ricevo una telefonata della banca: mia sorella era titolare delle obbligazioni a tutti gli effetti ma io avevo la delega per le comunicazioni. Testuali parole: “Signora, dobbiamo informarla che i suoi soldi sono pari a zero”. Stop».
E lei come ha reagito?
«Non ci volevo credere. Ho chiesto: “State scherzando? Siete impazziti?”. Hanno cominciato a tremarmi le gambe. Poi mi sono precipitata in banca. Ho preteso di parlare con il direttore anche se era impegnato. Lui mi ha dato udienza. Dirigeva quella filiale da due giorni. Era in grande imbarazzo. Poi mi disse: “C’è stato il decreto di Renzi (decreto Salva banche, ndr) ma purtroppo titoli e obbligazioni sono stati portati a zero”. Io mi sono messa a piangere. A lui non usciva parola di bocca. Io disperata e lui zitto».
E poi cosa ha fatto?
«Mi sono rivolta a Federconsumatori. Adesso un avvocato sta seguendo anche il nostro caso».
Cosa si aspetta?
«Non lo so. So solo che avrei preferito perdere soldi miei, non quelli di mia sorella. I suoi no! Sa quanti rimorsi ho avuto e ho? Sa che peso sulle spalle? Non riuscivo neppure a stare in casa. Ora vedremo».
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