Il Tirreno

Grosseto

Scappa alle Canarie Arrestato spacciatore

di Francesca Gori
Scappa alle Canarie Arrestato spacciatore

Alessio Meschinelli doveva scontare due anni di carcere: ora è a Rebibbia La squadra mobile lo ha rintracciato dopo una lunga indagine, era a Fuerteventura

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GROSSETO. Non aveva certo scelto un posto isolato. Una meta esotica e irraggiungibile o un Paese lontano dove le leggi sull’estradizione potevano magari dargli una mano. Aveva preferito Puerto del Rosario, il capoluogo di Fuerteventura, l’isola che fa parte dell’arcipelago delle Canarie. Ma la sua fuga non è durata a lungo.

Alessio Meschinelli, 37 anni, è stato arrestato all’alba del 7 dicembre nella casa che aveva preso in affitto sull’isola dove si era trasferito con la moglie.

Due mattine fa è arrivato, scortato dagli uomini dell’Interpol, all’aeroporto di Fiumicino. Meschinelli ora è rinchiuso nel carcere di Rebibbia dove dovrà scontare una pena di due anni di carcere e il pagamento di duemila euro di multa.

C’era un mandato europeo che pendeva sul trentasettenne e che era stato emesso dalla procura di Grosseto. È stata una lunga e articolata indagine, quella svolta dalla squadra mobile della questura, fatta insieme alla polizia spagnola e attivata dalla direzione centrale della polizia criminale, servizio per la cooperazione internazionale.

Gli uomini guidati dal capo della mobile Armando Buccini hanno ricostruito tutto il percorso fatto da Meschinelli durante la sua fuga. Prima la permanenza a Barcellona, poi il trasferimento sull’isola di Fuerteventura dove il trentasettenne aveva trovato lavoro in un ristorante.

Alessio Meschinelli era stato arrestato nel dicembre del 2013 insieme a un altro grossetano, Gaetano Mammoliti, 47 anni. Il trentasettenne aveva denunciato Mammoliti per un pestaggio e una rapina avvenuta pochi giorni prima. Quell’aggressione era però un regolamento di conti: soldi per la droga. I carabinieri avevano avviato le indagini e alla fine, i due erano stati arrestati, oltre che per spaccio, anche per estorsione. «Ditegli di pagare, altrimenti lo uccidiamo»: minacce rivolte ai genitori dei giovani clienti, alle mogli di quelli che acquistavano la cocaina dai due. Minacce che però, se da una parte facevano paura e spingevano chi le riceveva ad essere un po’ più puntuali nei confronti dei loro creditori, non hanno smosso chi era dall’altra parte del telefono. Nessuno dei parenti ha chiesto l’aiuto dei carabinieri. Nemmeno quando i due si sono fatti consegnare una Mini Cooper del valore di quindicimila euro. Il processo si è concluso a novembre dell’anno scorso e fino a luglio, il trentasettenne doveva restare agli obblighi di dimora. Ma aveva deciso di andarsene a Fuerteventura, dove è stato arrestato.

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