Il lutto
Diaccia Botrona sotto la lente Gli ambientalisti non mollano
GROSSETO. «Un impianto vicino alla Diaccia Botrona, a due passi dai letti del Bruna e del Molla, in una zona classificata a massimo rischio idraulico, esondata e di nuovo esondabile, a 500 metri da...
GROSSETO. «Un impianto vicino alla Diaccia Botrona, a due passi dai letti del Bruna e del Molla, in una zona classificata a massimo rischio idraulico, esondata e di nuovo esondabile, a 500 metri da abitazioni, con una viabilità inadeguata, anzi pietosa (strada Chiocciolaia, Cernaia, Squadre), ma soprattutto con la concreta possibilità di alimentare il problema dell’avanzamento del cuneo salino».
È quanto dichiarava due anni fa il comitato “No biogas Cernaia”, nato per avere risposte riguardo all’iter autorizzativo avviato a suo tempo dalla provincia di Grosseto e per informare l’opinione pubblica su ciò che sta accadendo nel fazzoletto di terra, baricentrico rispetto a Grosseto, Marina e Castiglione, dove la società agricola Campopiano ha realizzato, appunto, un impianto a biogas da 999 Kw.
Dopo che il difensore civico regionale, nell’estate del 2013, aveva accolto un ricorso contro il rifiuto del comune di Grosseto a fornire i piani aziendali, ulteriori appunti sempre a firma del comitato avevano riguardato le presunte lacune nella documentazione prodotta al momento dell’autorizzazione concessa alla società grossetana e il fatto che la provincia di Grosseto non avesse tenuto conto dell’indirizzo di legge a riutilizzare aree degradate da altre attività antropiche (cioè interventi dell’uomo in un ambiente naturale), tra cui siti industriali e discariche, consentendo invece la localizzazione in un’area dalla forte vocazione agroalimentare, dove si trovano numerosi poderi di piccoli proprietari tra i quali resistono ancora allevatori e agriturismo. E siamo ai confini, per giunta, con la riserva biogenetica della Diaccia Botrona.
Più di recente sono stati Daniele Calussi, Teresa Polla, Aldo e Angiolo Gamberi, a promuovere presso il Tribunale di Grosseto un accertamento tecnico preventivo, sempre in riferimento all’impianto di produzione energetica da biogas - alimentata da biomassa agricola o forestale gestito dalla società agricola Campopiano in località Cernaia.
In pratica si chiede la disapplicazione degli atti amministrativi (determine, varianti e integrazioni autorizzative) prefigurando fatti illeciti e tirando in ballo la Provincia, con Palazzo Aldobrandeschi che ha sempre ritenuto infondate le ragioni esposte dai ricorrenti.
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