Il Tirreno

Grosseto

Ha un’embolia, lo salva la super équipe

di Giovanna Mezzana
Ha un’embolia, lo salva la super équipe

A Grosseto una cardiologa scopre l’anomalia e contatta un cardiochirurgo alle Scotte: «Vivo grazie alla cooperazione»

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GROSSETO. Hanno di che andare orgogliosi i medici dell’ospedale di Grosseto e del policlinico di Siena. Cardiologi, cardiochirurghi, chirurghi vascolari. Hanno salvato la vita a un giovane grazie alla loro collaborazione: stretta in una manciata di minuti e lungo il filo di una telefonata partita da Grosseto e arrivata a Siena, ha puntato dritta al bersaglio. L’unione fa la forza. E fa anche la differenza: e quando si tratta di casi come quello che stiamo per raccontare fa la differenza tra la vita e la morte.

Si sente male. Il protagonista è un giovane. Ha una malattia cronica intestinale: deve farci i conti tutti i giorni. Lo sa, ma all’improvviso c’è qualcosa di diverso dal solito, forse di più grave. Tutto comincia il 20 ottobre 2015. Il giovane si sente male e va al pronto soccorso dell’ospedale di Grosseto: è spaventato perché ha perso sia la forza che la sensibilità al braccio destro; e ha anche un forte mal di testa. Si occupa di lui la cardiologa Paola Pasqualini. La diagnosi non tarda ad arrivare: ha un coagulo nel cuore, dal quale è probabilmente partito un “frammento”, responsabile del problema al braccio.

La telefonata. La cardiologa si mette subito in contatto con il cardiochirurgo del policlinico senese: Mario Chiavarelli. Il giovane viene trasportato in elicottero con Pegaso all’Azienda ospedaliera senese. Qui succede tutto alla svelta e viene operato d’urgenza.

Il super chirurgo. Ecco che cosa spiega il chirurgo di Siena: «Il trombo cardiaco – spiega Chiavarelli – appariva molto mobile con le contrazioni del cuore e con un elevato rischio di frammentarsi, cosa che avrebbe potuto provocare l’occlusione di altri vasi fino a causare altre embolie». Il paziente, insomma, correva il rischio di subire effetti devastanti.

Uomo e macchina. Guidata dalle mani di questi uomini, la tecnologia ha fatto il resto «Con l’ausilio della macchina cuore-polmoni – continua il cardiochirurgo – abbiamo asportato i trombi presenti sia nel ventricolo che sotto la valvola aortica, diagnosticando anche un’anomalia congenita della valvola mitrale». Ecco l’equipe che ha salvato la vita al giovane: Mario Chiavarelli, Raffaele Martinelli e Alexander Dokollari, l’anestesista Daniele Marianello. Poi è entrato in azione il chirurgo vascolare Giuseppe Galzerano, che ha rimosso l’embolo dall’arteria del braccio destro.

Il successo. Il giovane è stato poi trasferito in terapia intensiva cardiotoracica e affidato alle cure di Marcella Caciorgna. I successivi controlli - prosegue Chiavarelli – si sono svolti nella piena collaborazione tra cardiochirurghi, anestesisti, gastroenterologi, neurologi, insieme a infermieri e tecnici della perfusione cardiovascolare e della riabilitazione. Il risultato positivo di una condizione così complessa è stato reso possibile dall’interazione di tutti i professionisti coinvolti, che hanno gestito il processo diagnostico-assistenziale in ospedale, e programmato le cure a lungo termine. Il paziente – conclude – continuerà ad essere seguito dalla cardiologia di Grosseto, a cui deve essere riconosciuto il merito di aver colto subito l’altissimo rischio della situazione clinica». È questo il lavoro multidisciplinare – svolto da questi medici portato a termine brillantemente con le dimissioni del paziente – di cui spesso tanto si parla come auspicio e che chiunque di noi si augurerebbe per sé o per un proprio caro.

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