Il Tirreno

Grosseto

Vietare il velo? «Sarebbe un errore»

di Alfredo Faetti
Vietare il velo? «Sarebbe un errore»

Una lettera delle “ragazze musulmane italiane” chiede al consiglio comunale di non dare seguito alla mozione Angelini

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GROSSETO. Vietare il burqa? Servirebbe solo ad allontanare le donne islamiche dai luoghi pubblici. Se non le permetti di entrare all’ospedale con il velo, lei non entrerà affatto. È questo il messaggio, in estrema sintesi, che un gruppo di ragazze musulmane vuole inviare al consiglio comunale di Grosseto, dove la settimana scorsa è arrivata la mozione a firma di Fratelli d’Italia che chiede all’amministrazione di vietare il velo integrale, tipico della cultura islamica, nei luoghi pubblici.

«Piuttosto che incoraggiare queste infelici dissertazioni, leader politici e governi dovrebbero essere più risoluti contro l’odio e le discriminazioni che colpiscono le minoranze», si legge nella lettera. La firma è in forma anonima: “ragazze musulmane italiane”. Niente nomi né riferimenti. Ma dalla comunità islamica grossetana fanno capire che questa forma è stata scelta proprio perché questo è il messaggio che vuole mandare tutto il mondo musulmano della Maremma. Tanto meglio poi se a prendere l’iniziativa siano state delle giovani.

La spinta a entrare nell’argomento è arrivata con la mozione presentata da Pier Francesco Angelini, consigliere comunale di Fratelli d’Italia. Nel documento, si chiede di vietare «dagli esercizi pubblici e dai luoghi aperti al pubblico del Comune di Grosseto l’uso del burqa (velo integrale) e del niqab (velo che copre l’intero corpo della donna)», recita il testo, sulla base della legge di Pubblica sicurezza che, articolo alla mano, vieta di «comparire mascherati in luoghi pubblici».

La risposta della comunità islamica grossetana, che in tutta la provincia conta qualche centinaio di membri, non ha tardato ad arrivare. «Fosse una mozione creata fondamentalmente per la sicurezza del nostro Paese saremmo noi prime ad abbracciarla, ma a nostro parere alla sua base vi è un fattore islamofobico in quanto solo recentemente se ne viene a parlare», si legge nella lettera firmata dalle “ragazze musulmane”. Certo, non tutte le donne islamiche in Maremma vanno in giro con il burqa: difficile vederle in città, mentre qualche apparizione c’è nei piccoli borghi dove comunità di macedoni, albanesi e così via si sono insediate per i lavori stagionali. Chi indossa il velo insomma è una piccola parte, ma è proprio a queste che la lettera si riferisce. «Mettere al bando le donne con il burqa o il niqab da ospedali e uffici pubblici finirà solo per far loro evitare questi posti. Il dibattito sul divieto del burqa è un sintomo dei pregiudizi islamofobici che continuano a corrodere lo spirito di tolleranza in Europa».

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