Il Tirreno

Grosseto

Salvato dal rene donato dalla mamma

Francesca Gori
Simone Pantani con mamma Paola prima di entrare in sala operatoria
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Simone Pantani con mamma Paola prima di entrare in sala operatoria

Follonica, il direttore sportivo di Banca Cras Simone Pantani è tornato al Capannino. «Qui la sanità migliore, ora ho dentro una parte di mia madre»

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FOLLONICA. L’abbraccio della società e della squadra era scontato. Ma vedere di nuovo quei riccioli muoversi al Capannino è stata la felicità di tutti: in pista Banca Cras e Cgc Viareggio, in tribuna stampa Simone Pantani.

Il direttore sportivo degli azzurri ce l’ha fatta. Anzi, ce l’ha fatta bene. È tornato al palazzetto dopo poco più di due settimane dal trapianto del rene. Dopo poco più di due settimane da quando sua mamma lo ha fatto nascere per la seconda volta, senza aspettare i tempi delle liste d’attesa per avere un organo nuovo e compatibile e senza quindi dover passare almeno due anni, due anni e mezzo in dialisi.

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Con la mascherina davanti alla bocca e la tuta da ginnastica addosso, l’ingresso di Simone al Capannino è stato un nuovo ingresso nella vita.

Simone Pantani aveva 35 anni quando si è ammalato. «Dieci anni fa i medici hanno scoperto che avevo una malattia rarissima, la Sindrome emolitica uremica - spiega - Eravamo soltanto 7-8 casi in tutta Europa». Un caso clinico, quindi. «Probabilmente quella sindrome era stata provocata da un’intossicazione alimentare - spiega - ma non lo abbiamo mai scoperto». Pantani, allora, stette ricoverato in ospedale due mesi e mezzo. Aveva la febbre altissima e rischiava continui blocchi renali. Per dieci anni però la sua vita è andata avanti come se quella malattia non ci fosse più. «A maggio però tutti i valori delle analisi erano impazziti - spiega - e ho dovuto cominciare la dialisi. Il trapianto era necessario e abbiamo deciso di farlo grazie alla donazione di un familiare». Ed è stato qui che il destino ha regalato la gioia a mamma Paola di far nascere di nuovo Simone. «All’inizio doveva essere babbo - racconta - poi l’ultima scentigrafia gli ha sconsigliato di sottoporsi all’intervento». Mamma Paola è scesa in sala operatoria, alle Scotte di Siena, 40 minuti prima di lei.

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L’uomo era sul tavolo operatorio quando ha visto arrivare il rene di sua madre, pochi istanti prima di addormentarsi. Ed è proprio lei a voler sottolineare l’importanza della donazione in vita. «Non cambia il modo di vivere del donatore - dice - anzi, lo rende anche migliore. E gli studi dimostrano anche che chi dona vive più a lungo».

Paola, che prima della pensione lavorava nella segreteria delle scuole elementari di Follonica, lo rifarebbe altre mille volte. «E se ci fosse bisogno - scherza il ds - c’è sempre mio fratello Giacomo, che è stato lasciato come riserva». A sentire parlare Pantani sembra che non sia esistito l’odore della sala operatoria, le luci bianche, il dolore dei drenaggi e dei punti. «È tutto alle spalle - spiega - e questo grazie alla mia famiglia e alla mia compagna che mi hanno dato la forza per affrontare questo percorso».

Un altro paio di mesi di controlli e terapie. Poi sarà quello che era prima di maggio, prima che cominciasse tutto questo. Simone ha dentro di sè un pezzetto di sua madre. «L’unico rischio ora è che il mio corpo non lo accetti - dice - ma mi auguro che vada tutto liscio. D’altra parte quel rene è di mamma e ora è parte di me».

Al Capannino il tifo per il loro direttore sportivo non è mai mancato. E ora la società non aspetta altro che vederlo tornare a pieni giri. Come prima del trapianto, quando Pantani faceva avanti e indietro durante le partite per scacciare il nervosismo. «Ho avuto ragazzi eccezionali accanto, la mia famiglia ma anche medici davvero in gamba - spiega - e sono stato davvero fortunato a nascere in Toscana dove c’è la migliore sanità possibile».

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