Il Tirreno

Grosseto

BRUTTA SORPRESA

Cassaforte svuotata a casa del morto

Pierluigi Sposato
Cassaforte sul punto di essere svuotata (foto d'archivio)
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Cassaforte sul punto di essere svuotata (foto d'archivio)

Gavorrano, torna a casa per l'improvvisa scomparsa dell'anziano padre e scopre che qualcuno ha fatto man bassa della sua eredità. Sotto accusa per appropriazione indebita due nipoti dell’uomo, note imprenditrici. Giallo sul contenuto del tesoretto scomparso 

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GAVORRANO. Era tornata precipitosamente dall’estero, a causa della morte del padre, e nella cassaforte di casa - intatta all’esterno - non aveva trovato più nulla, se non un orologio. Lei, che è l’erede, si era meravigliata, aveva chiesto spiegazioni su chi aveva le chiavi e informazioni su cosa era avvenuto in precedenza e poi era andata dai carabinieri per sporgere querela.

È un processo che coinvolge persone piuttosto conosciute nella zona nord della provincia quello che si sta tenendo davanti al giudice Giovanni Muscogiuri. L’accusa è appropriazione indebita ed è rivolta alle imprenditrici Fiorella Lenzi e a Pamela Lenzi, sorelle, entrambe di Follonica (difesa Franco Ciullini), nipoti di Aldo Ferrari, morto nel dicembre 2011 (era il titolare dell’autofficina di Potassa di Gavorrano). La querela è firmata dalla figlia di Ferrari, Samara, che si è costituita parte civile con l’avvocato Emiliano Goracci.

Se le due Lenzi siano responsabili o no lo dovrà decidere il giudice, davanti al quale il processo si concluderà a maggio. Nell’udienza di ieri non è stata effettuata attività, solo un rinvio. In precedenza, invece, aveva parlato la stessa Samara, oggi 25enne, raccontando che la notizia della morte del padre l’aveva raggiunta mentre era in Tunisia, per motivi di studio. Era stata chiamata dalla compagna del padre. Aveva preso il primo volo, era arrivata a Potassa, il giorno successivo c’era stato il funerale. «Io non ho mai avuto le chiavi della cassaforte». Le furono date da Fiorella Lenzi, ha raccontato al giudice, che le aveva anche restituito degli oggetti. Samara Ferrari, in qualità di erede, doveva essere l’unica legittimata ad aprire la cassaforte; invece sarebbe stata aperta prima. «Mancavano degli oggetti che appartenevano a mia nonna», ha detto ancora la parte offesa, e le sembrò strano anche che non vi fosse del denaro, ad esempio quello che il padre avrebbe dovuto versare per pagare le spese di studio all’estero proprio il giorno dopo il decesso (anche se è plausibile l’ipotesi di un bonifico). La collaboratrice di uno studio legale aveva inoltre raccontato ai carabinieri che era stata chiamata dalla compagna di Ferrari (riferendo che quest’ultima aveva consegnato le chiavi della cassaforte alle nipoti): Pamela, mostrandole una borsa con alcune scatoline, le aveva detto che si trattava del contenuto della cassaforte. Di cui non esiste un inventario. E non sarà facile ricostruirlo. Insomma, un giallo in piena regola.

 

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