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Grosseto

Processo Agrideco, il Comune parte civile

Processo Agrideco, il Comune parte civile

L’incendio allo stabilimento ha provocato la morte di un operaio ma anche il danno ambientale

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SCARLINO. C’è stata la morte di un operaio e le gravi ustioni per un suo collega, ma anche il danno ambientale, senza dimenticare (impossibile nella zona) la paura di quei giorni.

Negli occhi degli operai che lavorano nella zona del Casone infatti è ancora impressa l’enorme colonna di fumo nero che si è alzata dal capannone dopo l’esplosione, visibile anche dai paesi sulle colline. Tutti motivi per cui il Comune di Scarlino ha deciso di costituirsi parte civile nel processo penale sullo scandalo Agrideco, che vede imputati i vertici aziendali per vari capi d’imputazione, in testa l’associazione a delinquere, che nel caso specifico mirava a una gestione illegale di rifiuti.

Era il 26 giugno del 2008 quando una bomboletta spray finì dentro un forno, causando l’esplosione. Una tragedia che costò la vita ad un operaio di 47 anni, Doru Martin, e ustioni in tutto il corpo per un altro, ma che scoperchiò anche un vaso di Pandora, da cui uscirono fuori un traffico internazionale di rifiuti pericolosi e altri reati.

Le indagini sono durate anni e il maggio scorso è arrivato il rinvio a giudizio per i vertici societari, quattro persone in tutto, che ora dovranno rispondere delle accuse di fronte al tribunale di Grosseto.

Un processo a cui vuol prendere parte anche il Comune di Scarlino, pronto a costituirsi parte civile. I motivi, del resto, non gli mancano, stando all’elenco sugli atti amministrativi con cui la giunta ha dato mandato all’avvocato di procedere con la costituzione. In primo luogo, sindaco e assessori hanno considerato «che lo svolgimento di un’attività non autorizzata da parte di Agrideco causò la morte di un lavoratore ed il ferimento grave di un altro, oltre a un danno all’ambiente dovuto alle conseguenze dell'esplosione»; a seguire, c’è anche il fatto «che tale avvenimento ebbe notevole risonanza sulla stampa locale e nazionale, causando, tra l’altro una sensazione di paura ed incertezza nella popolazione scarlinese e non solo, in particolar modo nei giorni successivi all’esplosione e fino all’esito dei controlli eseguiti da Arpat».

Infine, il Comune di Scarlino, come rappresentante della collettività dei cittadini ma anche come soggetto istituzionale che si prefigge la tutela degli interessi della collettività, ha «uno scopo istituzionale di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, oltre che uno scopo istituzionale di tutela della salute individuale e collettiva».

Da qui, la decisione di prender parte al processo su questa tragedia.

Alfredo Faetti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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